Monte Nieddu, quella diga è una beffa. Chiesto al Consorzio di bonifica un risarcimento di 20 milioni. Mercoledì i consigli comunali della costa si riuniscono congiuntamente per discutere dell'invaso. E sempre domani si terrà l'arbitrato. Molti hanno abbandonato il sogno, altrettanti ci credono ancora. E contano (gli ottimisti) più dei giorni ormai le ore, per capire cosa accadrà lassù in montagna, nella vallata di Monte Nieddu dove dovrebbe sorgere un invaso idrico da 35 milioni di metri cubi d'acqua con relativa diga. La grande incompiuta, un monumento progettato dal Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e che l'ente avrebbe dovuto realizzare, con una tecnica ultramoderna e nuova per la Sardegna (il calcestruzzo rullato diffuso in America e Spagna), un'associazione d'imprese spagnola, la Dragados-Fcc Fomento), la stessa che si era aggiudicata l'opera nel 1997. Lavori che le erano stati assegnati il 21 gennaio del 1998 e che si sarebbero dovuti concludere in meno di tre anni. Entro del 2001. Ne sono passati sei. I contrasti. «Una vergogna istituzionale e una diga assolutamente inutile oltreché una struttura che ha ferito la vallata», hanno denunciato gli ambientalisti del Gruppo d'Intervento giuridico. «Un'opera che riveste un'importanza strategica per i territori della costa», hanno al contrario ribadito i sindaci dei centri rivieraschi che sperano bell'arbitrato fissato per domani. Esattamente come ha fatto il Gruppo consiliare diessino in un'interrogazione al presidente Soru (primo firmatario Salvatore Mattana). Sta di fatto che per la diga fermata da un contenzioso tra società appaltante e impresa appaltatrice, gli spagnoli avevano avanzato per presunte inadempienze del Consorzio, una richiesta di risarcimento 20 milioni. Una consistente somma di denaro che, se versata alla società iberica, farebbe lievitare enormemente i costi. Numeri alla mano e restando ai vecchi "prezzi" in lire, lo sbarramento di Monte Nieddu-Is Canargius finirebbe per costare 88 miliardi (la somma con il ribasso d'asta) più i 125 necessari per le condutture e infine i 40 del contenzioso. Tutto questo per appena 20-25 milioni di metri cubi d'acqua. L'assessore. «Si è perso davvero troppo tempo», dice l'assessore regionale ai Lavori pubblici, Carlo Mannoni, che parteciperà domani mattina alle 10 a una riunione congiunta dei Consigli comunali di Sarroch, Pula e Villa San Pietro (invitati anche Capoterra, Domus de Maria e Teulada e il commissario del Consorzio di bonifica). Ammette, Mannoni, di «non essere ottimista sull'esito dell'arbitrato», ma conferma «l'importanza della diga e la necessità della Regione di riappropriarsi del problema». Venti miliardi sono davvero troppi, ma pensare che l'Ati iberica rinunci alle sue richieste e abbandoni il cantiere di Sa Stria senza battagliare davanti ai giudici, è una pura illusione. La Regione conta per questo di giocare la carta della legge obiettivo. Se Dragados-Fomento dovessero insomma andar via (salvando di fatto il Consorzio di bonifica dalle sue responsabilità), si potrebbe procedere alla rescissione del contratto e alla stesura di un nuovo progetto. «Riducendo di poco l'ampiezza della diga e dell'invaso», dice Carlo Mannoni. «Questa diga è importante, non è pensabile ipotizzare che il cantiere non venga riaperto e i lavori completati, anche perché l'iniziativa ha indubbiamente creato un forte impatto sull'ambiente. Le opere fatte, come la galleria di Is Canargius e la circonvallazione non devono andare perse». Il sindaco. Un giudizio condiviso dal sindaco di Sarroch, Mauro Cois: «Rivendichiamo la ripresa delle opere e consideriamo la diga uno strumento di sviluppo. Non consentiremo, anche in sede giuridica, che il nostro territorio paghi con il disastro ambientale un progetto bloccato da contenziosi estranei alla politica delle amministrazioni comunali del territorio».
Sarroch. Arbitrato con l'impresa appaltatrice. Domani Consigli comunali congiunti.
Il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale ha richiesto un risarcimento di 20 milioni di euro per la diga di Monte Nieddu, un progetto di invaso idrico bloccato da un contenzioso tra società appaltante e impresa appaltatrice. Il Consorzio ha avanzato la richiesta di risarcimento per presunte inadempienze, ma la società iberica ha ribattuto che il Consorzio non ha rispettato gli impegni contrattuali. L'arbitrato è previsto per domani e la Regione ha espresso la sua intenzione di giocare la carta della legge obiettivo per risolvere il problema. Il sindaco di Sarroch ha espresso la sua opposizione al blocco del progetto e ha chiesto la ripresa delle opere.
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