CAGLIARI. Due conferenze di servizi: nella prima, presenti diciannove soggetti istituzionali, si decise che la sabbia per il riapascimento sarebbe stata prelevata dalle cave di terra. Era il 2 agosto del 1999, soltanto il comune di Cagliari si espresse contro quella soluzione. Sembrava un problema risolto, malgrado l'unanimità mancata. Invece il 30 agosto l'assessore provinciale ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini convocò una seconda conferenza, si direbbe una conferenza ristretta perchè a parteciparvi furono soltanto la Provincia, il comune di Cagliari e un funzionario della Regione. Risultato: come richiesto con un ordine del giorno dal consiglio comunale di Cagliari Guadagnini inserì la seconda opzione, quella della sabbia di mare. Il disastro del Poetto ha dunque una data e la testimonianza di Massimo Manca, allora assessore all'ambiente del comune di Quartu, ha portato in tribunale un elemento nuovo che potrebbe influire nel giudizio: in quella riunione-fantasma, una conferenza di servizi organizzata quasi alla chetichella, si consumò probabilmente un compromesso decisivo per le sorti della spiaggia. Il comune di Cagliari voleva tagliare fuori la scelta delle cave, considerata troppo vicina alla volontà di Guadagnini e agli interessi di imprenditori legati al centrosinistra. La Provincia scelse probabilmente di cedere per evitare di perdere i trenta miliardi di lire offerti dalla Protezione civile per rifare la strada litoranea e recuperare l'arenile. Manca è stato categorico e ha portato in aula ricordi nitidi, con date e riferimenti puntuali: «Alla conferenza di servizi cui presi parte io - ha detto al giudice Francesco Sette - tutti dissero sabbia di cava tranne l'assessore di Cagliari, Manuela Abis. Poi, in quella seduta-bis, saltò fuori la seconda opzione. Io lo venni a sapere soltanto a posteriori, mi arrivò una lettera che suscitò la mia sorpresa...». Sorpresa comprensibile, perchè al secondo vertice sul Poetto il comune di Quartu e altri quattordici enti coinvolti nella decisione vennero tagliati fuori senza una ragione plausibile. La testimonianza di Manca rappresenta un'ulteriore conferma di un fatto ormai assodato: la responsabilità politica del disastro compiuto al Poetto va suddivisa tra l'amministrazione Delogu, che pretese con accanimento l'inserimento dell'opzione sabbia di mare, e la Provincia guidata da Sandro Balletto che sostenne fin dalle prime battute quella soluzione. Le cave di Gannì - dove in base agli studi compiuti dai tecnici della Provincia e trasmessi al ministero dell'ambiente la sabbia compatibile c'era - vennero scartate senza alcun ulteriore verifica. Com'è andata poi, è sotto gli occhi di tutti. Il tribunale ha sentito ieri anche la testimonianza di Stefano Deliperi, leader del Gruppo di intervento giuridico, che in un'ora e mezzo ha risposto a numerose domande del pubblico ministero Guido Pani e soprattutto dei difensori. Deliperi ha riferito delle iniziative assunte dalla sua associazione ecologista per fermare il disastro e degli esperimenti compiuti a scopo divulgativo per dimostrare come la sabbia prelevata nel fondale marino fosse diversa, completamente diversa da quella originaria. I difensori hanno cercato di portare Deliperi su valutazioni tecniche, sulle quali l'ambientalista non si è espresso. Da un'altra testimonianza, quella del funzionario comunale di Quartu Luca Baccara, è arrivata la conferma dei danni arrecati dal ripascimento anche al di là della spiaggia cagliaritana: l'erosione provocata dall'intervento ha fatto sparire gran parte della spiaggia fra il Margine Rosso e Capitana. Il dibattimento andrà avanti il 21 giugno con nuovi testimoni.