Mentre si allungano i tempi per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, scoppia la polemica sull'eventuale gestione ai privati di alcuni beni culturali come i musei, prevista nel maxiemendamento. L'opposizione insorge, definisce l'intervento anticostituzionale e accusa la maggioranza di voler «affidare la Venere di Botticelli a un privato». Intanto alcune associazioni, Fai, Italia nostra e Wwf, scrivono al ministro Giuliano Urbani per chiedergli di bloccare il tentativo. Ma il governo non sembra voler fare marcia indietro e difende lo spirito del provvedimento. «Gestione mica vuol dire che li rubano», dice il sottosegretraio all'Economia Giuseppe Vegas. Che aggiunge: «Se uno conserva un bene e risparmia anche un po', non mi sembra una cosa da buttare via». E infine rispedisce le critiche al mittente: «Mi sembra di ricordare che una cosa analoga fu inventata proprio da Veltroni, quando era vice presidente del consiglio e ministro dei beni culturali, con la Sibec (società di gestione dei beni culturali)». Nel frattempo sarà eliminata dalla manovra la norma sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali. La materia sarà poi affrontata con un provvedimento ad hoc, dopo che saranno noti i risultati della trattativa, affidata al ministro per le politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, con l'Ue. Si torna quindi, almeno per ora, allo status quo della vecchia norma che stabilisce in 12 anni il periodo entro il quale le municipalizzate possono essere liberalizzate.