IL SAGGIO Santagata in un libro del Mulino spiega come si debba investire nella "fabbrica della cultura" -------------------------------------------------------------------------------- La chiave delleconomia postfordista risiede in un mix di conoscenza, creatività e cultura: lo dimostrano moltissimi studi sul tema. Molti paesi hanno mostrato modelli di sviluppo possibili, dallEuropa allAmerica Latina. Investendo nellarte, nei musei, nella musica, persino nella gastronomia. In Italia, invece, spesso si punta sulla conservazione e assai poco sullinnovazione. A richiamare lattenzione sullesigenza per il nostro paese (e, potremmo aggiungere, anche per una città come Bologna) di avere, finalmente, uno "sviluppo creativo" è un libro appena uscito per i tipi del Mulino, "La fabbrica della cultura" (pp. 140, euro 10). Lautore, Walter Santagata, docente di Economia dei beni e attività culturali a Torino e membro del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, è uno che di economia creativa se ne intende; e dimostra che per posizionare adeguatamente il nostro paese in quella specialissima (e decisiva) battaglia della competizione economica globale che si combatte oggi intorno alla cultura (e alla collegata produzione di ricchezza) si rivela indispensabile cambiare nettamente il passo. E superare così lautomatica assegnazione allItalia di una funzione meramente conservativa e archeologica del sapere, quellidea del nostro paese come un grande museo a cui la Francia altra grande titolare di giacimenti culturali ha invece reagito efficacemente, mettendosi a produrre cultura e non semplicemente custodendola. La soluzione, secondo Santagata, si chiama per lappunto creatività, il solo canale capace, tra laltro, in questa nazione gerontocratica, di fare spazio alle generazioni più giovani. Lautore delinea quindi un Libro verde sulla creatività e la produzione di cultura che ruota intorno a proposte quali linvestimento sul capitale umano, labbassamento dei costi di accesso e la qualificazione della nostra offerta culturale, così da avere un ruolo nella divisione internazionale del lavoro immateriale. Oltre a un essere un "ricettario" di idee, il volume costituisce anche una guida completa alle tematiche delleconomia cognitiva: dal modello internazionale dei distretti culturali urbani (che trae ispirazione da quelli industriali emiliani e della Terza Italia) al dibattito intorno ai diritti della proprietà intellettuale, ai marchi e al copyright. Tra cui quel diritto di indicazione geografica, assai mal tollerato dagli Stati Uniti, grazie al quale quanto meno per il momento risulta scongiurato il pericolo di un "Parmigiano Reggiano" made in California.