Gli archeologi di domani studiano il passato applicando le leggi della fisica e della chimica -------------------------------------------------------------------------------- Nel capoluogo salentino gli archeologici che hanno studiato alla facoltà di Beni culturali e quelli della Scuola di Specializzazione sono stati impegnati in campagne di scavi che hanno permesso di ricostruire la storia della città, di riportare alla luce testimonianze di epoche diverse. Il progetto denominato "Lecce Sotterranea" è uno dei tanti. Il più noto, forse ma non è lunico. Perché la facoltà di Beni culturali delluniversità salentino ha uno slogan. Un obiettivo che diventa punto di forza, chiave del successo. «Ci apriamo al territorio» spiega il preside Marcello Guaitoli. Così nascono le convenzioni con i comuni del Salento e non solo. Così nascono i progetti che portano gli studenti fuori dalle aule e dai laboratori, sul campo, a ricostruire e decifrare la storia della città. Beni culturali, 2.200 iscritti e 300 studenti che lanno scorso hanno conseguito la laurea, è anche questo: è il mondo accademico che dialoga col territorio, crea opportunità di lavoro. «I nostri giovani vanno a lavorare nei Comuni, molti con rapporti di lavoro precario anche se cè chi è trova unoccupazione fissa» spiega Marcello Guaitoli, da quattro anni alla guida della facoltà. Gli archeologi di domani, gli archivisti o i restauratori del futuro studiano il passato. E intanto applicano le leggi della fisica o della chimica. Nel percorso di studi le discipline scientifiche hanno un peso e questanno sono anche cresciute. Cè un esempio, su tutti. Il Cedad, il Centro di datazione e diagnostica, costituisce una piccola eccellenza per la facoltà. Con lutilizzo del tandetron, un acceleratore di particelle, i fisici di Beni culturali studiano la composizione della materia e lepoca di un reperto storico. Come è accaduto per lo Scettro di Massenzio, ritrovato alla fine dellanno scorso nella capitale, in una cassa di legno alla base del Palatino ora esposto al Museo Nazionale. E poi ci sono altre testimonianze del passato, reperti antichi, scoperte ancora inedite che, nel laboratorio della facoltà salentina, diventano materia di studio, esperienza pratica. Anche per questo lofferta didattica è molto ricca. Beni culturali propone tre corsi di durata triennale: Beni architettonici, archeologici e dellambiente, Beni archivistici librari e mobili-artistici e Beni musicali e dello spettacolo. Quattro invece quelli specialistici: Archeologia, Archivistica e Biblioteconomia, Storia dellArte e Musicologia e beni musicali. E dopo la laurea cè la possibilità di acquisire nuove competenze. La facoltà di Beni culturali è solo una tappa di un percorso più ampio. Fa parte di un polo integrato, di una rete che trova la sua naturale conclusione nella Scuola di Specializzazione in Archeologia.
BENI CULTURALI LECCE Primo esercizio: decifrare la storia della città
Gli archeologi di domani studiano il passato applicando le leggi della fisica e della chimica. A Lecce, la facoltà di Beni culturali e la Scuola di Specializzazione hanno condotto campagne di scavi che hanno permesso di ricostruire la storia della città e di riportare alla luce testimonianze di epoche diverse. Il progetto "Lecce Sotterranea" è uno dei tanti. La facoltà di Beni culturali ha uno slogan: "Ci apriamo al territorio", che diventa punto di forza del successo. I studenti vanno a lavorare nei Comuni, molti con rapporti di lavoro precario, ma alcuni trovano un occupazione fissa. Gli archeologi studiano il passato e applicano le leggi della fisica e della chimica.
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