L'assessore al demanio: un clamoroso equivoco. No del governo a stagione lunga in aree protette Continua a essere agitata la vigilia della stagione balneare. Dopo le polemiche sull'ingresso gratuito nelle spiagge, ora è la volta di un conflitto tra la Puglia e il governo. Oggetto del contendere è un provvedimento regionale, impugnato dal consiglio dei ministri pochi giorni fa, che permette agli operatori di non rimuovere, a fine estate, cabine e altre strutture utilizzate dai turisti. Ciò in deroga a una serie di vincoli paesaggistici che, ha sottolineato palazzo Chigi, rientrano tra le competenze esclusive dello stato. Di conseguenza, il provvedimento della regione pugliese appare costituzionalmente illegittimo. In pratica, in alcune aree (non più del 10 delle spiagge, osserva Antonio Capacchione, vicepresidente regionale del Sib, il Sindacato italiano balneari aderente a Confcommercio) le concessioni possono essere rilasciate soltanto per quattro mesi, da giugno a settembre. Dopodiché, cabine e quant'altro devono sparire fino all'anno successivo. Noi abbiamo posto il problema', spiega Capacchione. In certi casi il montaggio-smontaggio poteva determinare ulteriori lesioni degli interessi ecologici. Poi c'è un problema di costi e anche un'altra questione: ormai il clima è impazzito, e anche a marzo e novembre si possono aprire le spiagge, quindi c'è la questione di allungare la stagione'. E se è vero che il provvedimento regionale interessa un'area limitata nel Salento, è altrettanto vero che ne trarrebbero giovamento le realtà più recenti dell'imprenditoria balneare. Di qui l'allarme degli operatori. In realtà, come chiarisce l'assessore regionale al demanio marittimo, Guglielmo Minervini, la deroga è nata da una trattativa con gli operatori: in cambio di una maggiore flessibilità, la regione, entro un paio d'anni, obbligherà gli stabilimenti a eliminare le vecchie strutture in cemento armato e a ricostruirle con materiali ecocompatibili. Si tratta di una strategia globale, diretta alla pulizia del paesaggio e alla cancellazione di strutture brutte e ad alto impatto ambientale'. Quanto alle norme impugnate dal governo, l'assessore della Puglia parla di un clamoroso equivoco' e annuncia l'inoltro a Roma delle proprie controdeduzioni. La nostra deroga riguarda i tempi di apertura e non il procedimento autorizzativo. Di conseguenza, i vari enti preposti al rilascio delle autorizzazioni continueranno a farlo. Inoltre, abbiamo imposto norme molto rigorose sugli standard delle strutture balneari'. Un concetto ribadito anche dall'assessore al turismo, Massimo Ostillio: Noi non abbiamo dato licenza di uccidere, ma abbiamo cercato di raggiungere un equilibrio tra le esigenze degli operatori, del paesaggio e dei consumatori'. Per il governo, però (che non ha risposto alla richiesta di chiarimento avanzata da ItaliaOggi), tutto questo contrasta con il Codice dei beni culturali, che individua tassativamente il tipo di interventi possibili nelle aree vincolate. Un altro capitolo dei conflitti di competenza tra stato e regioni.