Il turismo evoluto batte la sete italiana di energia e gli investimenti esteri. Il turismo evoluto è quello attratto dal barocco (spettacolare) di Noto, nell'entroterra siracusano. Domattina il presidente del Consiglio Romano Prodi inaugurerà il restauro della cattedrale di san Nicolò, la cui cupola e la navata destra erano crollate nel '96. Fu un disastro per chi ama l'architettura siciliana dei primi del Settecento. Nel frattempo, segna la resa la compagnia petrolifera texana Panther Oil, che ha accettato di ridurre i programmi di perforazione nelle campagne tra Noto e Ragusa. Da 21 pozzi si passa a otto, saranno evitate le zone sensibili ma non ci si fermerà in contrada Zisola e, da luglio, a Ragusa. Gli investimenti saliranno da 31,9 a 38,7 milioni. «Attendo i pareri tecnici necessari per firmare il decreto che stabilisce la nuova delimitazione del permesso di ricerca, in modo da non interferire con le zone vincolate e protette. Un atto che chiuderà definitivamente questa vicenda, i cui contorni sono stati dilatati oltre il necessario», afferma l'assessore siciliana all'Industria, Giovanna Candura. Il petrolio e il metano, là sotto, ci sono. Dopo le prime trivellazioni sperimentali che avevano fatto esaltare i geologi e gli ingegneri petroliferi, la Panther aveva ottenuto nel 2004 tutti i permessi previsti dalla legge e aveva previsto 21 pozzi. Apriti cielo. Sono sorti comitati indifesa delle bellezze siciliane, con l'autorevole sostegno di quell'Andrea Camilleri che attraverso le avventure del commissario Salvo Montalbano ha fatto scoprire a tanti questa Sicilia meravigliosa. La città di Noto è monumento nazionale dal '40 e dal 2001 l'Unesco l'ha classificata «patrimonio dell'umanità» insieme con altre sette «città barocche della vai di Noto»: vanno difese nello stesso modo anche Catania, Caltagirone, Militello vai di Catania, Modica, Palazzolo, Ragusa e Scicli. Tutte distrutte dal terremoto devastante dell'11 gennaio 1693, furono ricostruite secondo i criteri di una primitiva urbanistica antisismica (al bando i contorti vicoletti medievali e i balconi troppo sporgenti) e secondo il gusto teatrale e sorprendente del tardo barocco. Ecco per esempio Ragusa, spettacolare con la' chiesa di san Giorgio come una prora di una città-nave. E proprio sotto Ragusa ci sono alcuni dei giacimenti più grandi della Sicilia: si estrae greggio fin dai tempi del fascismo, e poi soprattutto dal '53 quando i siti di Ragusa furono sviluppati dalla Gulf. Erano riserve a 1.500 metri di profondità per 20 milioni di tonnellate. Alcuni pozzi estraggono ancora, sebbene negli ultimi anni esca ormai greggio così denso e rappreso da poter essere tagliato in mattonelle adatte per lastricare le strade. Petrolio e gas sono nel sottosuolo di Gela, dove il greggio è estratto dal '56 alla profondità di 3.500 metri, a Mila e Cammara-ta. A Gagliano, verso Enna, l'Agip-Eni estrae dal '60 il metano e oggi produce ogni giorno 50 milioni di metri cubi di gas e una decina di tonnellate di gasolina. Al largo delle spiagge siracusane ci sono Vega dell'Edison (la più grande piattaforma del Mediterraneo), Perla e il nuovo giacimento di metano Panda (Eni). E molti giacimenti minori, perforati con trivelle e pozzi in tutta la vai di Noto. Pochi si sono mai accorti di queste centinaia di perforazioni che durano da decenni. Un nome per tutti: l'assessore milanese alla cultura Vittorio Sgarbi, ferrarese, secondo il quale «l'illustre Camilleri ha ben poco da esultare. Non ha scongiurato o sventato alcuna sciagura rispetto al danno al territorio e all'arte inflitto dalle trivellazioni della ditta americana oggetto del suo appello: semplicemente ha ottenuto che lo tsunami si spostasse più in là, nell'altrettanto bella, ma molto più fragile e vulnerabile Ragusa». A Ragusa si trivella ed estrae come forsennati da mezzo secolo. Domani la cerimonia si aprirà con il saluto del vescovo di Noto Giuseppe Malandrino. Presenti Prodi, il prefetto della Congregazione per i vescovi Giovanni Battista Re, il presidente della Cei Angelo Bagnasco, il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. La volta della cattedrale di san Nicolò, costruita tra il 1694 e il 1712, era crollata perché le strutture erano state messe a dura prova da un terremoto avvenuto nel 1990. Il restauro era cominciato il 9 ottobre del '99, a cura della Protezione civile e con il prefetto di Siracusa, Benedetto Basile, come commissario straordinario per la ricostruzione. Le opere hanno impegnato 50 operai al mese che, adattando le antiche tecniche ai moderni criteri antisismici, hanno collocato ogni singola pietra. L'intero restauro (mancano ancora gli affreschi) costerà 40 milioni di euro. Come nei film colossal di una volta, che esaltavano il numero di comparse e di elefanti, anche quest'opera ha le sue cifre: sono stati utilizzati per ricostruire cupola e navata 25mila metri cubi di muratura. Dei 150mila blocchi di pietra, 81mila ne sono stati usati per pilastri e fondazioni e 1.800 per la cupola; 73omila le ore lavorate.