Alla vigilia del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, il prossimo 4 luglio, si ha la sensazione che il Comitato nazionale per le celebrazioni, presieduto da Andrea Marcucci, abbia svolto il suo dovere, ma senza fare il cosiddetto botto. Di questo parere è lo storico Mario Isnenghi, autore di Garibaldi fu ferito. Storia e mito di un rivoluzionario disciplinato (Donzelli, pagg. 216, 14,00), che cerca di riportare alla luce il grande fascino del Generale dalla camicia rossa, l'uomo delle battaglie impossibili. Raggiunto al telefono, Isnenghi ricorda che il centenario della morte di Garibaldi nel 1982 sembrò un grande evento: all'epoca grandi politici, tra i quali Pertini, Craxi e Spadolini, vantavano collezioni di opere e oggetti sull'Eroe dei Due Mondi, «ma a parte qualche bizzarria di Ornar Calabrese ed estrosa "trouvaille" (la simultaneità del mito di Garibaldi con la creazione di Sandokan e del Corsaro Nero), ben poco è rimasto dell'82». Meglio l'attuale anniversario, quindi. Il vero botto, infatti, sembra essere il dibattito che si è acceso tra gli studiosi del Risorgimento, che propongono nuove interpreta-zioni del personaggio. Aldo A. Mola, la cui opera Torna Garibaldi edita da Bom-piani uscirà nei prossimi mesi, propone una lettura controcorrente e osserva: «Garibaldi fu un uomo d'ordine e fu soprattutto un uomo del Parlamento, per lui la politica si doveva fare nelle istituzioni. Inoltre non fu ateo, né anticattolico (antipapista sì) e fu contrario alle rivoluzioni sanguinose e agli scioperi». Gli storici paragonano questo importante evento che dev'essere l'occasione per riscoprire il Risorgimento e preparare i 150 anni dell'Unità d'Italia (2011) al recente anniversario mazziniano, non memorabile. Isnenghi osserva che «il mito dell'uomo d'azione Garibaldi è più forte rispetto a quello dell'uomo di pensiero incarnato da Mazzini». Per Franco Della Peruta «Mazzini è ancorato al suo tempo e pur essendo stato un uomo esemplare non è paragonabile a Garibaldi che esercita un fascino maggiore ancora oggi. Garibaldi rappresenta la capacità di interpretare le aspirazioni progressive dei popoli». Per questa ragione «il mito di Garibaldi è forte nei Paesi in cui il generale lottò per forti ideali, come l'America del Sud, l'Italia e la Francia». Nel bicentenario di Garibaldi si sono attivati anche i collezionisti, come l'ex senatore Mario Birardi, sempre attento alla valorizzazione dell'isola di Caprera, dove il generale morì, e Francesco Paolo Tronca, che ha messo in mostra la sua straordinaria collezione nel Museo di Santa Giulia a Brescia. Il mito del Generale, quindi, non è lasciato ai soli gadget, dal sigaro «Garibaldi», inventato da Mario Soldati per omaggia-re l'Eroe che fu fumatore di Toscani, al delicato cocktail; è invece consegnato alla cura degli studiosi (lo storico Aldo G. Ricci sta preparando una mostra di inediti del Generale all'Archivio Centrale dello Stato di Roma) e agli appassionati, che testimoniano come Garibaldi, nell'immaginario collettivo, rimane al centro di una mitologia ricca di seduzione.
Il fascino veste rosso
Il prossimo 4 luglio si celebra il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Lo storico Mario Isnenghi afferma che il Comitato nazionale per le celebrazioni abbia fatto il suo dovere, ma senza fare il "botto". Isnenghi ricorda che il centenario della morte di Garibaldi nel 1982 sembrò un grande evento, ma ben poco è rimasto dell'epoca. L'attuale anniversario sembra essere il vero botto, con un dibattito tra gli studiosi del Risorgimento che propongono nuove interpretazioni del personaggio. Aldo A. Mola propone una lettura controcorrente di Garibaldi come uomo d'ordine e uomo del Parlamento.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo