Vita tempestosa, come egli stesso confessa nelle prime battute delle sue Memorie, l'avventura umana di Garibaldi rimane una delle storie più affascinanti che si possano raccontare e una di quelle alle quali e assicurato in partenza il favore del grande pubblico. Garibaldi, dunque, eroe popolare come nessun altro, autobiografia permanente verrebbe da dire della nazione italiana, tanto quel suo carattere irruento e generoso, quel suo fondamentale buonismo che dribbla le contraddizioni e mette insieme monarchia e repubblica, pacifismo e gloria militare, socialismo e individualismo, sembrano corrispondere alle corde profonde del carattere nazionale. Parlar male di Garibaldi e perciò difficile se non impossibile, e mai e poi mai potrebbe accadere quest'anno, bicentenario della nascita dell'eroe nato a Nizza il 4 luglio 1807 che vede, al contrario, un vigoroso fiorire di iniziative tutte rivolte a celebrare il personaggio indubbiamente più popolare della nostra storia. Mentre si prepara, per il 4 luglio appunto, la cerimonia ufficiale nell'aula del Senato, una mostra itinerante ha accompagnato il Giro d'Italia, partito, ovviamente, da Caprera, e una Crociera dei Mille si annuncia per la fine di settembre nella quale, da Genova a Napoli, si imbarcheranno stavolta non le camicie rosse ma i mille studenti vincitori di un concorso a tema organizzato in tutte le scuole italiane. E poi mostre notevoli a Genova, a Bre-scia, a Firenze dove trionfa la rappresentazione del mito, la testimonianza visiva e visibile della inossidabile suggestione dell'epopea garibaldina. La cabina di regia è al ministero dei Beni culturali dove a un comitato presieduto dal sottosegretario Andrea Marcucci tocca la responsabilità di legare le fila di iniziative grandi e piccole nate un po' ovunque in questi mesi, ma spetta ancheper dir cosiqualche cruccio interpretativo. Siamo, infatti, lontani dalle retoriche risorgimentali, ma anche dai duelli politico-culturali che venticinque anni fa quando si tratto di ricordare il centenario della morte opposero due appassionati cultori e collezionisti di memorie garibaldine del calibro di Bettino Craxi e di Giovanni Spadolini. Non è, insomma, semplice in un epoca diventata politicamente distratta e veloce nel consumo quotidiano di parole e di immagini trovare uno spazio convincente anche per un personaggio cosi immediatamente affascinante e conosciuto come Garibaldi. Eroe dei due mondi, egli ci viene, tuttavia, in soccorso proprio con le scansioni di un'esistenza avventurosa a mezza via tra un personaggio di Sal-gari e uno di Conrad, un on the road se si vuole di altri tempi che alle strade polverose della California preferisce le rotte non meno incerte degli oceani. Spira come una costante brezza marina nella vita di Garibaldi. Dalla sonnolenta Nizza dove nasce mezzo italiano e mezzo francese sono gli anni in cui la città e sotto il governo di Napoleone e il futuro padre della patria viene registrato con il nome di Joseph-Marie , all'America del Sud, al Mar Nero, dal Mar Nero dove commercia in grani alla baia di New York dove lavora accanto a un certo Antonio Meucci sì, quello del telefono , da Palermo a Napoli, a Caprera naturalmente, dove la brezza diventa vento forte e ricorda mari più tempestosi dell'azzurro Mediterraneo. Epicentro di questa epopea che fa di Garibaldi lo ricorderà in ottobre il Convegno internazionale organizzato a Napoli da Alfonso Scirocco, il suo maggior storicoun personaggio acclamato ovunque e studiato con ammirazione dai leader democratici dimezzo mondo in Cina le sue "massime" serviranno perfino da breviario al nascente movimento rivoluzionario è probabilmente l'America del Sud. Garibaldi ci arriva neppure trentenne per sfuggire all'arresto della polizia piemontese e diventa come si sa il condottiero della guerra di liberazione di quei popoli. Prende forma negli anni americani non solo la sua immagine personale, ma un modello di azione politica che mescola improntitudine coraggiosa e capacità militari. Una passione per la libertà che si trasforma immediatamente in azione e che media con la politica significativo il suo scontro con Mazzini che non è solo caratteriale ma è di metodo e di prospettiva politica fino al punto in cui questa mediazione non si traduce in immobilismo. Nessuno meglio di lui saprebbe descrivere il singolare mix di spontaneismo e di forza organizzata e consapevole che nasce in quei giorni e che sarà esportato poi nel mondo. Corsaro! ricorderà poi nelle sue Memorie Lanciato sull'Oceano con dodici compagni a bordo di unagaropera si sfidava un impero... Corsaro della libertà, dai Mille a Che Guevara, sopportando inevitabili strumentalizzazioni ci provò pure il fascismo quando, sovraccarico di marsine e doppiopetti volle ritrovare in lui il movimentismo delle origini, lo arruolò, come è noto, senza troppa fortuna il Fronte popolare socialcomunista nelle elezioni del 1948 questa icona romantica arriva fresca ai nostri giorni orfani di avventure e di eroi in carne e ossa, lasciandoci immaginare mari non ancora viaggiati e popoli da sottrarre ancora all'oppressione e al bisogno.
Il corsaro della libertà
Il testo descrive la vita tempestosa di Giuseppe Garibaldi, considerato uno degli eroi più affascinanti della storia italiana. La sua autobiografia è considerata permanente della nazione italiana, grazie al suo carattere irruento e generoso. Per celebrare il suo bicentenario, si stanno organizzando iniziative come mostre, mostre itineranti e una crociera dei mille studenti vincitori di un concorso. Il ministero dei Beni culturali ha la responsabilità di legare le fila di queste iniziative. Il testo anche descrive la vita di Garibaldi, dalle sue origini in Nizza alla sua esperienza in America del Sud, al Mar Nero e in Italia.
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Bene culturale
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