Prima c'è stato il Fuenti. Poi Punta Perotti. Il primo deturpava la costiera amalfitana con i suoi 35mila metri cubi di cemento. L'altro la "saracinesca" da 300mila metri cubi offuscava il litorale di Bari con il suo immenso scheletro di complesso immobiliare mai terminato. Ci sono voluti anni, ma sono andati giù. Per Punta Perotti è stata, paradossalmente, necessaria una sanatoria: a novembre 2004 il Parlamento ha votato la depenalizzazione di alcuni reati paesaggistici. In cambio, ha accelerato la fine dell'ecomostro di Bari. Ma con la cancellazione dei due grandi scempi il primo abbattuto nel 1999 e l'altro lo scorso anno il territorio italiano non può comunque dormire sonni tranquilli. Il degrado prosegue senza sosta, nonostante quasi il 47 del Paese sia sottoposto a vincoli di tutela. Basta leggere la mappa del rischio stilata dalle soprintendenze su input del ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli. Ci sono gli abusi già perpetrati e che ancora fanno brutta mostra di sé. Due esempi su tutti, entrambi scheletri in cemento armato: quello di Alimuri, sulla costa di Vico Equense, che aveva la pretesa di essere un grande albergo praticamente sull'acqua, e lo "scheletrone" sull'Isola di Palmaria, di fronte a Porto venere, altro albergo abortito. Ci sono anche quelli che eco-mostri ancora non sono, ma potrebbero diventarlo. Lottizzazioni autorizzate dalle amministrazioni locali per la realizzazione di insediamenti turistici, stabilimenti balneari, speculazioni immobiliari, elettrodotti, impianti eolici, raddoppi di strade, porti. Una lunga lista nera che le soprintendenze stanno per inviare al ministero. Rutelli ha promesso di correre ai ripari. Intanto ha avviato un duplice intervento normativo: un disegno di legge per inasprire le sanzioni contro chi danneggia il territorio e un decreto per rivedere la parte del Codice dei beni culturali nella parte dedicata al paesaggio. C'è, però, un altro intervento che non può aspettare: le soprintendenze l'anno scorso hanno ricevuto oltre 175mila domande per progetti su aree vincolate. A esaminarle 291 architetti: una media di 585 pratiche a tecnico. Alla fine, le bocciature sono state solo il 2 per cento. Su molti fascicoli è calato il silenzio assenso.
La mappa dei tesori maltrattati. Dalle opere abusive alle lottizzazioni, il piano di emergenza delle soprintendenze
Il testo descrive il problema del degrado paesaggistico in Italia, in particolare nella costiera amalfitana e nella regione di Bari. I due grandi scempi di Punta Perotti e Fuenti sono stati demoliti, ma il degrado prosegue. Le soprintendenze hanno ricevuto oltre 175mila domande per progetti su aree vincolate, ma solo il 2% delle richieste è stato respinto. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha promesso di correre ai ripari e ha avviato un intervento normativo per inaspire le sanzioni contro chi danneggia il territorio. Inoltre, ha avviato un disegno di legge per rivedere la parte del Codice dei beni culturali nella parte dedicata al paesaggio.
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