La grande illusione, titolo del film capolavoro dì Renoir, s'adatta alle speranze (vane) suscitate dai "giacimenti culturali". Anche come sbocco professionale per tanti giovani fiduciosamente laureati nella facoltà di Beni culturali. E' la realtà svelata dal settimo Rapporto Civita, intitolato (ancora con fiducia) La formazione vale un patrimonio. Giunti editore. Nei vantati beni culturali, in rapporto all'occupazione, si registra invece «la sfasatura tra formazione e inondo del lavoro». Ne consegue «un certo pessimismo rispetto alla qualità della formazione fornita dall'Università», la quale risulta, non meno delle scuole di alta formazione, "scollata" dalla realtà occupazionale. Si moltiplica l'illusione che la lacuna possa essere colmata dai lodati master di perfezionamento (a pagamento). Al 2004 l'occupazione complessiva di laureati come tecnici dei Beni culturali oscillava tra 70.000 e 89.000, in gran parte nel settore pubblico, che dà lavoro al 63 per cento degli occupati. Che però in termini di unità di lavoro, rappresentano meno dello 0.4 per cento dell'occupazione totale. Solo 16 laureati su cento troveranno un posto nello specifico settore dei Beni culturali, ancora meno, solo 5 su cento, nel comparto pubblico. Inoltre, secondo l'Istat, lo stipendio medio netto mensile di un laureato in Beni culturali non supera 1.087 euro contro 1.257 di un laureato generico (13.5 per cento in meno, al 2004). Solo colpa dell'università? «Soprattutto per una facoltà innovativa, come quella dei Beni culturali, si dovrebbe puntare sulla qualità, magari dandosi un diverso piano di studi, mentre si moltiplicano i masters e non cresce la qualità», osserva il segretario generale di Civita, Gianfranco Imperatori, lamentando che l'università non ha mai ritenuto necessaria la collaborazione dell'Associazione. «Ancora qualche anno di lenta erosione degli organici negli uffici della tutela e di permanente inadeguatezza delle risorse destinate ai Beni culturali, e sarà troppo tardi», avverte Antonio Paolucci nella premessa al Rapporto. «Non sono state disegnate strategie di sviluppo che potessero avere connessione con il settore culturale e si stanno creando aspettative che non hanno riscontro con il reale», aggiunge Pietro A. Valentino, curatore del testo con Adriano La Regina, La grande illusione: formazione e occupazione, così vicine e così lontane. Altro che un patrimonio.