Alla fine i texani hanno alzato bandiera bianca, deposto le trivelle, rinunciato al petrolio del Val di Noto (si declina al maschile perché è l'abbreviazione di Vallo). È la fine di una battaglia che andava avanti da anni: gli ambientalisti da una parte, i petrolieri dall'altra. I primi a difendere la superficie e i tesori del tardo barocco che l'Unesco protegge come patrimonio dell'umanità, gli americani a lottare per conquistare il sottosuolo, per via dell'oro nero che c'è - o ci potrebbe essere - sotto quei gioielli di tre secoli fa. E mentre in Val di Susa i no-Tav si battevano contro i treni ad alta velocità, in Val di Noto i no-Triv battagliavano contro le trivelle. Il sette giugno era sceso in campo anche Andrea Camilleri, il papa del commissario Montalbano che in queste terre gonfie di sole e di storia risolve i suoi casi. In un articolo su Repubblica, scriveva: «I milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c'è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate». I siciliani hanno fatto la loro parte alzando barricate contro i petrolieri. Tutto comincia quando l'ex assessore regionale all'industria, Marina Noè, autorizza la società americana "Panther Oil" a effettuare delle ricerche petrolifere sottoterra. Ma qualche anno dopo lo stesso Governatore Totò Cuffaro, su richiesta dell'ex assessore ai Beni culturali, Fabio Granata (An), cerca di riparare sospendendo i permessi . Ma manca una firma così il provvedimento viene impugnato. Contro gli americani sono saltati tutti gli schieramenti e, incredibilmente, si è formato un asse Ds-Forza Italia. Ieri, a sorpresa, la resa. La notizia l'ha data Cuffaro a Palazzo Chigi, durante la conferenza stampa organizzata per presentare le ricostruzione della Cattedrale di Noto, crollata durante il terremoto del 1996 e che sarà inaugurata lunedì. «C'è una lettera ufficiale (firmata dal presidente della Panther, Jim Smitherman) che abbiamo ricevuto proprio oggi dalla Panther con la quale la società americana ci comunica di rinunciare ai permessi di trivellazione non solo in tutto il territorio di Val di Noto ma anche in un'altra serie di siti che noi abbiamo richiesto che vengano rispettati», ha detto Cuffaro. Entusiasta l'assessore regionale al territorio e all'ambiente Rossana Interlandi: «Una bella notizia che arriva alla vigilia della riapertura della Cattedrale. Non conosciamo ancora le motivazioni che hanno spinto i texani a rinunciare. Forse per l'enorme pressione dell'opinione pubblica. O forse perché si sono accorti che la zona non è poi così produttiva». Dalla Panther arriva una spiegazione che frenerà gli entusiasmi degli ambientalisti e di quanti hanno alzato barricate per proteggere un patrimonio storico e artistico inestimabile. «L'area per cui siamo stati autorizzati si estende su 747 chilometri quadrati, noi rinunciamo a 82 chilometri, la zona che comprende il sito Unesco di Noto. Gli altri sette siti che racchiudono Catania, Ragusa, Caltagirone, Militello, Modica, Scicli e Palazzolo Acreide erano già esclusi. Ci restano poco meno di settecento chilometri su cui opereremo con sette trivelle in sei anni». Il Val di Noto e il suo patrimonio di storia e arte è salvo.
Intellettuali e ambientalisti ci lasciano senza petrolio
In Val di Noto, una battaglia tra ambientalisti e petrolieri si è conclusa con la rinuncia delle trivelle da parte della società americana "Panther Oil". La decisione è stata presa dopo pressione dell'opinione pubblica e forse anche a causa della scarsa produttività della zona. La zona interessata si estende su 747 chilometri quadrati, ma la Panther rinuncia a 82 chilometri, escludendo il sito Unesco di Noto. Gli altri sette siti interessati erano già stati esclusi. La rinuncia delle trivelle è stata annunciata dal Governatore Totò Cuffaro durante una conferenza stampa per presentare la ricostruzione della Cattedrale di Noto.
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