Via libera da parte del Consiglio dei ministri ai regolamenti che attuano la riorganizzazione degli uffici del ministero dell'Economia, dei Beni Culturali e delle Infrastrutture, prevista dal comma 404 della Finanziaria 2007. L'obiettivo ribadisce una nota di Palazzo Chigi è «razionalizzare e ottimizzare spese e costi di funzionamento dei ministeri», riorganizzando uffici e personale, riducendo altresì gli organismi di analisi, consulenza e studio. Per ora un atto di indirizzo dal forte valore simbolico che porterà nelle casse dello Stato risparmi per circa 7 milioni di euro. Ciononostante la reazione dei sindacati è stata polemica. Tanto che Cgil, Cisl e Uil parlano di decisione non concordata e di sostanziale "nullità" dei regolamenti. Sotto accusa, in particolare, le nuove norme relative al dicastero di Via XX Settembre, che lo ha annunciato nei giorni scorsi lo stesso ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa prevedono la chiusura di 80 uffici, tra sedi periferiche della Ragioneria e del Tesoro, dislocati in 40 città italiane. Taglio che provocherebbe secondo i calcoli dei sindacati la mobilità per circa 2.500 lavoratori, per un risparmio stimato in circa 4 milioni. «Piuttosto che chiudere 80 uffici spiega il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli avevamo proposto di riorganizzare gli uffici intervenendo sulle strutture più ridondanti». Il comma 4O4 prevede in dettaglio, per i tre ministeri interessati, la riduzione di almeno il 10 degli uffici di livello dirigenziale generale, e del 5 di quelli di livello dirigenziale non generale, oltre all'eliminazione delle duplicazioni organizzative esistenti. Per ora l'operazione riguarda sette dirigenti generali e altre 80 posizioni dirigenziali (pari al 7,8 del totale dei costi): nel 2007 solo i sette dirigenti generali garantiranno una riduzione di spesa di 520mila euro che salgono a 75omila l'anno dopo. Per la chiusura delle sedi i risparmi sono attesi nel 2008 e saranno pari a 4,9 milioni, (raddoppieranno nel 2009). La chiusura delle sedi periferiche avverrà in due fasi: nei primi 12 mesi saranno chiusi i primi 20 e gli altri 20 saranno trasformati in presidi territoriali (non di livello dirigenziale) per essere chiusi entro i 12 mesi successivi. 11 numero complessivo dei dipendenti interessati da questo intervento varia da 1.600 a 1.700 unità. Infrastrutture Il ministero delle Infrastrutture, con i suoi tagli, conta di risparmiare tre dei 12 milioni stimati per tutta la Pubblica amministrazione dalla norma della Finanziaria. Cifra che si va a sommare al ben più consistente taglio che Di Pietro aveva già operato poco dopo il suo insediamento, quando con l'eliminazione dei commissari straordinari per le grandi opere e di alcune maxiconsulenze era riuscito a tirare la cinghia per ben 12 milioni. Ma nel caso delle Infrastrutture il decreto di riorganizzazione diventa anche l'occasione per il riordino di uffici e competenze dopo lo sdoppia mento del ministero e la rinascita di quello dei Trasporti. E così lo schema finale della riorganizzazione prevede la riduzione da quattro a due dei dipartimenti. E sancisce in modo definitivo il passaggio di alcune competenze ai Trasporti. Il quadro che risulta dopo la cura dimagrante è dunque quello di un primo dipartimento con funzioni di programmazione e pianificazione dell'attività ministeriale (una sorta di «cabina di regia» ) e di un secondo dipartimento più «esecutivo» che assomma in sé tutte le competenze sulla programmazione delle opere pubbliche. Beni culturali Passano da 10 a 9 le direzioni generali del ministro dei Beni culturali e viene istituita la figura del segretario generale. Tra i piani di razionalizzazione anche l'accorpamento delle soprintendenze di Pompei e Napoli-Caserta. Il numero degli uffici di livello dirigenziale non generale è fissato a 217 unità, obiettivo da raggiungere in due mesi. Il ministero si avvale di sette organi consultivi che vanno dai beni archeologici a quelli librari, dalla qualità architettonica e urbana al patrimonio etno-antropologico.