Colpo di forbice ai costi della politica? Intanto il governo pensa ai costi dei lavoratori, e taglia. Il consiglio dei ministri ha dato ieri il via libera ai regolamenti per la riorganizzazione di tre dicasteri: Beni culturali, Infrastrutture ed Economia. Ed è proprio il ministero di Padoa Schioppa ad essere messo sotto accusa dai sindacati per la linea definita «drastica». Il nuovo regolamento prevede il taglio di 80 uffici tra sedi periferiche della Ragioneria e del Tesoro, in 40 città italiane e la messa in mobilità di oltre 1.800 lavoratori, con «insignificanti risparmi di spesa, di 4 milioni di euro circa. Un'inezia a confronto degli enormi sprechi del ministero» denunciano le organizzazioni sindacali. «Per quanto riguarda gli altri dicasteri c'è stato confronto - denuncia Carlo Podda, segretario generale della funzione pubblica della Cgil - ma per il ministero dell'Economia i sindacati non sono stati consultati, e ciò va in direzione opposta a quanto stabilito nel memorandum firmato a gennaio col governo. Per questo il Consiglio di stato certamente non approverà i regolamenti».' Non rientra invece più nei progetti di riorganizzazione e «buona educazione» dell'Amministrazione pubblica la famigerata authority antifannulloni proposta da pietra Ichino sulle colonne del Corriere, e diventata in breve motivo di scontro. La norma è stata stralciata dal ddl Nicolais perché priva della copertura economica. Si parla di 270.000 euro per la retribuzione del presidente e di 3 milioni come costo totale. «I sindacati aspettano a breve una consultazione anche su questo tema - spiega ancora Podda - sempre nell'ambito degli accordi firmati qualche mese fa. La sede naturale per definire parametri e valuta-zioni in merito ai lavoratori pubblici non può essere che il Cnel, un'authority centralizzata non avrebbe portato alcun effetto». E alla fine arrivano i precari, come sempre. Dal regolamento presentato ieri sulla riorganizzazione del ministero dei Beni culturali manca la tabella delle dotazioni organiche delle posizioni economiche, strumento per la stabilizzazione dei 2147 precari storici. Non manca però la dotazione organica dei dirigenti. Secondo una nota della Uil il rinvio del provvedimento «rappresenta una follia pura perché significa che la stabilizzazione dei precari viene di fatto rinviata all'anno prossimo». Il rischio è quello che restino chiusi musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche. «La Uil - si legge nella stessa nota -metterà in campo iniziative a sostegno della vertenza non escludendo la proclamazione di uno sciopero nazionale».