Non esiste nessun obbligo giuridico internazionale alla restituzione delle opere d'arte venete prelevate dall' Istria prima della Seconda Guerra Mondiale, avanzata più volte dalla Slovenia». Queste le parole del sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli, che aggiunge che «le opere furono spostate dall'Istria a Roma all'inizio del conflitto, per preservarle dai pericoli della guerra: uno spostamento legittimo all'interno del territorio italiano, che implica l'italianità del patrimonio artistico. Dallo stesso ministero dei Beni culturali è stata sottolineata la normativa vigente che proibisce l'esportazione definitiva dal territorio nazionale delle opere». Non lascia spazio all'in-terpretazione la dichiarazione dell'esponente di Governo, che ieri ha risposto a un'interpellanza di Roberto Menia, parlamentare di An e coordinatore regionale del partito. Menia aveva infatti chiesto chiarimenti al Governo sulla questione, con un'interrogazione in cui sottolineava l'«inconsistenza» delle richieste avanzate dalla Slovenia. «Si tratta di capolavori della scuola veneta - si legge nel testo dell'interrogazione di Roberto Menia -, realizzati da Carpaccio, Vivarini, Tiepolo, che sicuramente non appartengono alla cultura slovena, serba, bosniaca. Le opere furono spostate, e di certo non trafugate - si legge ancora nel documento -, quindi non esistono motivazioni valide alla base della richiesta slovena». Nell'interrogazione il parlamentare di An domandava appunto al Governo quali fossero le intenzioni in merito alla questione, sottolineando anche la necessità di «rassicurare il mondo degli esuli». Ora il Governo, per voce del sottosegretario Crucianelli, ha risposto a chiare lettere, confermando il ragionamento di Menia. Soddisfazione per la risposta dell'esponente di Governo è stata espressa dall'Unione degli istriani, per voce del suo presidente, Massimiliano Lacota: «La posizione espressa dal sottosegretario agli Esteri è sicuramente positiva, perché quelle opere d'arte erano e rimangono italiane - ha affermato Lacota -. Ma la cedevolezza dell'Italia e la fermezza della Slovenia ci impone di vigilare costantemente. L'Unione degli istriani - ha aggiunto Lacota - manifesta la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di mostra itinerante, finché il parlamento di Lubiana, con atto formale, non riconoscerà all'Italia la piena proprietà dei manufatti. Potrebbero infatti non tornare o rientrare danneggiati».
Il governo: le opere d'arte non vanno restituite all'Istria
Il governo italiano ha confermato che non esiste nessun obbligo giuridico alla restituzione delle opere d'arte venete prelevate dall'Istria prima della Seconda Guerra Mondiale. Il sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli ha spiegato che le opere furono spostate dall'Istria a Roma per preservarle dai pericoli della guerra, e che questo spostamento è legittimo all'interno del territorio italiano. Il ministero dei Beni culturali ha anche sottolineato la normativa vigente che proibisce l'esportazione definitiva delle opere dal territorio nazionale.
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