Le dichiarazioni del sindaco sul taglio dei fondi arrivano proprio quando la Scala, dopo una fase di crisi, è in piena ripresa: ha un bilancio in attivo, ha fatto grossi sforzi per ridurre i costi, e, sul piano artistico, è innegabile che abbia portato a Milano una ventata di internazionalità, aprendo a registi e direttori che non si vedevano da tempo. Ma non è solo questo a destare perplessità: sin dalla sua elezione, Letizia Moratti ha molto insistito sul ruolo della Scala come simbolo dell'Italia nel mondo, sulla sua eccellenza. E proprio negli ultimi tempi ha manifestato l'intenzione di investire di più sulla cultura, polemizzando col ministro dei Beni Culturali Rutelli, colpevole a suo parere di dare troppo poco a Milano. Allora, come spiegare questo improvviso cambio di rotta? La sequenza degli avvenimenti suscita qualche dubbio: i giornali rivelano che il Candide debutterà con la scena degli ex capi di stato, Berlusconi compreso, in costume da bagno sopra una zattera, e lei, qualche ora più tardi, annuncia di voler ridurre i contributi comunali al teatro. Una coincidenza o una reazione impulsiva e stizzita? Lo scenario è degno di una pièce dell'assurdo. C'è da scommettere che lo stesso Berlusconi, da uomo di comunicazione qual è, si divertirebbe nel vedere la sua parodia sul palcoscenico, e non si lascerebbe sfuggire la battuta di spirito. Tutta pubblicità inaspettata e non richiesta. Il vicepresidente della Scala, Bruno Ermolli, lo ha persino invitato alla"prima" di mercoledì prossimo. Lui, per ora, ha detto che non potrà essere presente, ma solo perché la sua agenda è fitta di impegni politici. Quanto alla satira, nessun problema. Del resto, le pressioni sul Candide, sin da quando è esploso il caso dopo le rappresentazioni parigine, non sono venute dall'ex premier e nemmeno dai suoi più stretti collaboratori. La Moratti, invece, si è subito preoccupata e lo testimoniano le telefonate inferocite che non lei, ma i suoi uomini di fiducia, avrebbero fatto al sovrintendente scaligero a dicembre, ma anche nei giorni scorsi. Lissner si chiude nel silenzio, ma è probabile che l'annuncio delle "rappresaglie" contro il suo teatro lo abbia fatto infuriare. Non parlano neppure i consiglieri, ma pare che il fronte sia compatto: tutti perplessi e solidali col sovrintendente. Prevale però la convinzione che quella del sindaco sia una boutade destinata a rientrare. Nessuno vuole credere che il Comune abbia davvero l'intenzione di togliere ossigeno alla Scala proprio quando il teatro sta risalendo la china, ha aumentato la produttività e il numero degli spettatori. Mai nei consigli di amministrazione (ai quali, peraltro, il sindaco è spesso assente, a differenza del suo predecessore Gabriele Albertini) si era parlato di tagli, e tantomeno nell'ultimo, servito ad approvare il bilancio 2006, in attivo di 1,5 milioni di euro. Forse dopo il debutto del Candide, quando si capirà che lo spettacolo di Robert Carsen non si esaurisce affatto nel siparietto parodistico con Berlusconi, Bush e gli altri, gli animi si placheranno.
La Scala funziona? Diamole meno soldi
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha annunciato di voler ridurre i contributi comunali alla Scala, il teatro di opera e musica classica della città, proprio quando il teatro sta per entrare in una fase di ripresa. La decisione è stata vista come un cambiamento di rotta, considerando che Moratti aveva insistito sul ruolo della Scala come simbolo dell'Italia nel mondo e aveva parlato di investire di più nella cultura. Il taglio dei fondi è stato visto come una reazione impulsiva e stizzita, e molti si chiedono se sia una coincidenza o se Moratti stia cercando di fare una battuta di spirito.
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