Il paesaggio italiano in crisi: viva la Costituzione! La nostra Costituzione repubblicana, progettata nel corso del '47 e approvata l'anno successivo, conta sessant'anni. Nel suo dettato i problemi dell'arte e della scienza si appoggiano su quell'articolo 9 che già allora, con la sua moderna interpretazione, richiamò tra i nostri doveri anche il più grande problema italiano, e cioè il paesaggio. Possiamo dire, così, che la Costituzione, come ha dimostrato in numerose occasioni, ci difende proprio sul piano di una intelligente totalità di azione intellettuale e giuridica. Gli estensori del testo, i padri costituenti, erano politici e studiosi di riconosciuta qualità. Dal latinista Concetto Marchesi allo scrittore e politico Emilio Lussu, essi affrontarono anche l'altro articolo, il 117, che nel 1974 doveva iniziare a mettere in movimento il sistema delle deleghe culturali alle Regioni. Il progetto di una migliore intelligenza decentrata e locale dei beni storici e artistici si fermò purtroppo a quel punto, ed è forse bene così, visto il disprezzo con il quale molti Comuni italiani si avviano oggi a distruggere proprio il loro paesaggio. Il ministro Rutelli, all'atto di rilevare il ministero dei Beni culturali, ha imperniato una serie di impegnative opinioni attorno al nodo della tutela del paesaggio. E una volta ancora ha citato proprio l'articolo 9 della Costituzione. La materia di cui questo articolo fondamentale è costituito affiora molto chiara dalla stessa storia italiana: le prime parole di una possibile legge furono quelle che Baldasar Castiglione, sotto la dettatura dell'amico Raffaello, vergò in un'importante Lettera indirizzata al Papa Leone X nel 1519 circa. Il tema centrale era costituito dalla salvezza di ciò che rimaneva della 'forma' di Roma antica. Dal Cinquecento in poi tutti gli Stati pre-italiani, da Roma a Venezia, da Napoli a Firenze, incominciarono a gettare le basi per la creazione di leggi tali da difendere il patrimonio artistico, letterario e anche paesaggistico. Per esempio, correva l'anno 1603 quando i Medici di Firenze approvarono la creazione di 'vincoli' sulle opere dei diciotto maggiori pittori che avevano dipinto nella città. Da quasi mezzo secolo Bologna ha saggiamente 'vincolato' la sua bellissima collina. La legge nazionale italiana nacque tra il 1902 e il 1909. Ma è utile sottolineare anche il fatto che fu una furiosa polemica scoppiata attorno alla possibile distruzione della Pineta di Ravenna a far nascere le prime regole di sicurezza del paesaggio italiano. Era il 1913 e neanche dieci anni dopo Benedetto Croce, nella sua breve stagione parlamentare, riconfermò e migliorò la legge. Non ci rimane altro che sperare nei grandi uomini, e nella memoria di Raffaello e di Benedetto Croce.
Bologna. La nostra collina, un bene da tutelare
La Costituzione italiana, approvata nel 1948, contiene l'articolo 9 che richiama il dovere di tutelare il paesaggio. Questo articolo è stato interpretato in numerose occasioni per difendere il paesaggio italiano. Gli estensori della Costituzione, come Concetto Marchesi e Emilio Lussu, avevano anche affrontato l'articolo 117, che prevedeva la delega alle Regioni per la tutela dei beni storici e artistici. Tuttavia, il progetto si fermò a causa del disprezzo dei Comuni italiani per il loro paesaggio. Il ministro Rutelli ha citato l'articolo 9 nella sua dichiarazione per la tutela del paesaggio.
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