Lui, Pietro Griffo e i primi tempi della Soprintendenza, quelli dell'immediato dopoguerra, se li ricorda ancora e ne parla con grande amore. Salvatore Alaimo, che da poco ha superato la soglia degli 80 anni, cominciò a prestare servizio nel 1947. «Erano anni difficili - racconta - Allora gli uffici si trovavano al viale della Vittoria, nella casa Morello, oggi l'unico edificio ancora non del tutto ristrutturato, accanto alla banca. Eravamo una quindicina e io facevo il giardiniere». Che ricordo ha di Griffo? «Direi un ottimo ricordo. Di me si fidava ciecamente. Una volta un soprintendente del Lazio che si trovò ad Agrigento vide come curavo i fiori e mi propose di trasferirmi a Roma per lavorare con lui. Io rifiutai, ma malgrado tutto lui ne parlò a Griffo. Il professore non gradì la faccenda e mi rimproverò pensando che volessi andar via. In realtà io volevo restare e lui non voleva che me ne andassi». Come Soprintendente com'era? «Era una persona determinata e dovette sostenere una guerra con una parte consistente della città. Allora non c'era nulla e tutti volevano costruire, ma non si poteva dire di si a tutti, altrimenti il territorio sarebbe stato devastato. Così la Soprintendenza cercava di frenare l'edilizia che rischiava di dilagare nella Valle, mentre in città era il professor Zirretta che cercava di arginare l'avanzata del cemento. Griffo, inoltre, amava le scoperte e sapeva stimolare l'amore per le antichità anche negli altri: spesso succedeva che gli stessi operai delle ditte che eseguivano lavori edili lo informavano quando trovavano qualcosa, rischiando anche di vedersi bloccare i lavori. La basilichetta sotto il tempio di Giunone, ad esempio, venne segnalata da un operaio che ne trovò le tracce mentre era in cerca di lumache; a Villaseta venne salvato un tempio vicino alla nuova chiesa grazie alle informazioni di alcuni operai». Bloccò anche i lavori di tante strutture che avrebbero potuto essere utili per lo sviluppo economico della città «Ripeto, non si poteva autorizzare tutto. Se, per esempio, avesse consentito la costruzione del Motel di Vinti, oggi tutta quella zona sarebbe piena di case e questo non si poteva consentire. Peraltro quella zona, da allora, non è stata più nemmeno coltivata. Ancora oggi si possono trovare le tracce dei saggi che vennero effettuati all'epoca». S.F.
SICILIA - Griffo, fu il primo a frenare il sacco
Salvatore Alaimo, che ha iniziato a lavorare per la Soprintendenza per le Antichità e Belle Arti di Agrigento nel 1947, ricorda con affetto Pietro Griffo, il suo capo. Griffo era una persona determinata e riusciva a frenare l'edilizia incontrollata nella Valle, mentre in città, il professor Zirretta cercava di arginare l'avanzata del cemento. Griffo amava le scoperte e stimolava l'amore per le antichità anche negli altri. Spesso, gli stessi operai delle ditte che eseguivano lavori edili lo informavano quando trovavano qualcosa, rischiando anche di vedersi bloccare i lavori.
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