Caro direttore, il 31 maggio, su cortese invito della signora Laura Cafiero, ho illustrato all'Unione Industriali il programma di iniziative culturali che la nostra Soprintendenza ha organizzato per celebrare il cinquantesimo anniversario dell'apertura al pubblico del nuovo museo di Capodimonte. Delle iniziative programmate, sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, gli organi d'informazione hanno già dato comunicazione, mettendo in rilievo la mostra «Omaggio a Capodimonte», in ottobre, con opere di pittori da Caravaggio a Picasso e Basquiat. E ancora quella su Salvator Rosa, da aprile 2008; nonché alcune mostre fotografiche sul tema «Uno sguardo su Capodimonte, uno sguardo da Capodimonte» e una rassegna su musei e fumetto d'artista. Il costo complessivo è stato preventivato tra i 3 milioni e i 3 milioni e 500mila euro. Il mio intervento all'Unione Industriali mirava, quindi, al tentativo di raccogliere almeno una piccola parte dei contributi necessari a coprire le spese previste. Certo, sapevo bene che iniziative come le nostre non avrebbero potuto competere con manifestazioni come il Maggio dei Monumenti (ormai al capolinea), la Notte delle stelle (all'insegna della più becera improvvisazione) o le polverose cavalcate al Largo di Palazzo (ma non era meglio, per la nostra «plebe», riallestire in questa piazza addirittura le celebri cuccagne di lontana memoria?), gli interminabili festeggiamenti per il pur meritato ritorno del Napoli in Serie A (e da qui dovrebbe cominciare il riscatto della nostra città?) e il previsto ritorno settembrino della Piedigrotta (quanto coraggio e quanta demagogia o improntitudine a riproporla di questi tempi...). Ma, pur sapendo tutto questo, ero certo che presso gli industriali (o imprenditori?) napoletani forse avrei trovato accoglienza e consensi concreti: non fosse per il solo fatto che, in anni recenti, la nostra soprintendenza aveva pur realizzato, in momenti certo per Napoli non meno grigi degli attuali, mostre come quelle su Luca Giordano e Caravaggio, su Velázquez e Tiziano di cui la stampa internazionale aveva detto un gran bene. Senonché il giorno dopo l'incontro a Palazzo Partanna ho letto sul Mattino che dagli industriali, improvvisamente svegliatisi da un lungo torpore culturale, sarebbero arrivati per Capodimonte, togliendoli addirittura alle urgenze del San Carlo, ben tre milioni di euro. Evidentemente, il cronista era stato indotto a capire che le necessità di Capodimonte venivano coperte che fortuna e quale miracolo dai soli industriali dell'Unione napoletana. Al momento non me la sono sentita di fargliene una colpa e, in attesa delle determinazioni che questi ultimi avrebbero preso, non mi sembrò opportuno smentirlo. Almeno fino a quando non sono stato tartassato da amici e colleghi, che, responsabili di altre istituzioni culturali, quasi quotidianamente non hanno mancato di complimentarsi con me per essere riuscito ad ottenere tanto da chi a Napoli sembrava, invece, da sempre poco attento o indifferente al «fare cultura». Ma oggi, caro direttore, è bene che io le fornisca i dati esatti sulla situazione reale dei finanziamenti disponibili per le celebrazioni di Capodimonte. Dal ministero per i Beni culturali sono stati stanziati 400mila euro; dalla Compagnia di San Paolo 300mila euro; dall'assessorato alla Cultura della Provincia 50mila euro; dall'assessorato comunale alla Cultura 100mila euro; dalla Fiat 100mila euro; dall'associazione Amici di Capodimonte 100mila euro; da un collezionista privato di Milano 50mila euro; dalla Banca di Credito popolare di Torre del Greco cinquemila euro. E meno male che dalla Presidenza della giunta regionale ci è stato assicurato che di qui a poco si provvederà ad intervenire con risorse rispondenti all'importanza e al prestigio delle iniziative previste per il nostro museo. Altrimenti, altro che celebrazioni e iniziative di rilievo internazionale. Perché, per il resto, null'altro, proprio nulla, né dall'Unione Industriali né da altri imprenditori. Pazienza, perché Capodimonte resta comunque Capodimonte, con o senza le celebrazioni per il suo cinquantenario e senza quelle risorse che, per la cultura ma non solo, da alcune parti vengono, periodicamente e vanamente, sempre promesse. Soprintendente per il Polo museale napoletano
LA LETTERA - I fondi promessi a Capodimonte
Il 31 maggio, il soprintendente del Polo museale napoletano ha tenuto un incontro con l'Unione Industriali per discutere del programma di iniziative culturali per celebrare il cinquantesimo anniversario dell'apertura al pubblico del museo di Capodimonte. Il programma prevede mostre e iniziative che richiedono un budget di 3 milioni e 500mila euro. Il soprintendente ha cercato di raccogliere contributi da parte degli industriali, ma non ha ottenuto risposte positive. Tuttavia, il giorno successivo, il Mattino ha pubblicato un articolo che affermava che gli industriali avrebbero donato 3 milioni di euro al museo.
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