Pompei. «Laddove sparisse l'autonomia finanziaria della Soprintendenza pompeiana, i lavoratori del settore non esiterebbero a scioperare». Va giù duro Michele Germano, rappresentante della Cgil Beni culturali di Pompei e continua «sarebbe un ritorno al passato che metterebbe in discussione diritti acquisiti dai lavoratori e ne peggiorerebbe le condizioni in termini di salari accessori e quant'altro collegato». Ma significherebbe anche un pesante pedaggio che gli scavi pagherebbero prima come immagine, visto che le assemblee e le eventuali azioni di sciopero che fossero decise peserebbero sulla visitabiltà dei siti, poi sui mancati introiti derivati dai sicuri cambi di programma dei visitatori. Insomma, s'infiamma la polemica sulla proposta di riforma del ministero per i Beni culturali che puntando a una riduzione delle spese ha previsto oltre al taglio delle direzioni generali anche l'accorpamento della Soprintendenza autonoma di Pompei a quella di Napoli. E per domani pomeriggio è in agenda una riunione plenaria del Consiglio superiore dei beni culturali che si annuncia per niente tranquilla, visto che i suoi membri sono chiamati a valutare quanto approvato dal governo. «In quell'occasione - rivela Gianfranco Cerasoli di Uil Mibac - saremo molto critici. Chiederemo perché mai ci si sottopone un testo che non solo è gia stato accettato dal Consiglio dei ministri ma ha subito ampie modifiche rispetto alla stesura iniziale». «Appunto - ribadisce Claudio Calcara della Cisl - che senso ha convocare questo Consiglio, che è organo consultivo del ministro, per discutere di una riforma già passata? Chiederemo al presidente Settis il perché di un tale modo di fare. Da questa riunione e da quanto che ne scaturirà prenderanno il via tutte le iniziative future». E sulla questione c'è la presa di posizione di Antonio Martusciello, parlamentare di Forza Italia, ex viceministro ai Beni culturali. «La volontà - dice - del ministero per i Beni culturali di procedere all'accorpamento della sovrintendenza archeologica di Pompei con quella di Napoli evidenzia l'assoluta mancanza di progettualità e di strategie. Il regolamento così come concepito è un vero obbrobrio; unire realtà di straordinaria rilevanza culturale quali sono il patrimonio museale del capoluogo campano e la ricchissima offerta archeologica del sito di Pompei è un errore marchiano perché va a incidere negativamente su entrambe le risorse».