In "zona 2" i centri dei Colli Albani ma anche i templi di Palestrina. Pericolo ridotto nella Capitale Allarme per monumenti di 90 comuni Il direttore generale Cecchi: "Da proteggere anche chiese e musei" Il ministero dei Beni culturali lancia le "Linee guida" contro il pericolo sismico -------------------------------------------------------------------------------- Villa Adriana e villa dEste a Tivoli, il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina, palazzo Chigi o la chiesa dellAssunta progettata da Bernini per Ariccia, ma anche il complesso papale di Castel Gandolfo. Sono solo 4 - ma tutti carichi di meraviglie architettoniche e archeologiche da salvaguardare - dei 90 Comuni in provincia di Roma che rientrano nella "Zona 2 di pericolosità sismica". "Terremoti abbastanza forti" potrebbero avvenire, insomma, soprattutto sui Colli Albani (da Velletri a Frascati con villa Aldobrandini), formati dai depositi di un vulcano. In chiave sismica, siamo allo stesso grado di pericolosità dellarea di Assisi dove, giusto 10 anni fa, il terremoto di magnitudo 5,8 (VIII-IX grado della scala Mercalli) distrusse una delle volte della Basilica francescana e uccise 4 persone. In questi centri dellinterland capitolino, ma anche nella Capitale, che è invece "Zona 3" ("scuotimenti modesti") e che ha da risolvere il problema Palatino, è giunto il momento di applicare le "Linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale". Adottando precauzioni come rinforzi, catene, confrafforti, tiranti. Precedute da, accurate, indagini conoscitive. È lappello lanciato ieri a Roma, nel corso del convegno al San Michele su "Patrimonio culturale a rischio sismico in Italia", dalla Protezione civile e dalla Direzione generale per i beni architettonici e paesaggistici del ministero Beni culturali. Che, dal 2003, hanno messo a punto un metodo di valutazione del rischio sui monumenti del Bel Paese: quattro "zone"; e tre "livelli di valutazione", che vanno dallindice di sicurezza su un quartiere, a quello applicato su un elemento di un edificio, come labside di una chiesa. Lindagine è stata eseguita su chiese e palazzi nobiliari lesionati durante i terremoti in Molise (2002) e a Brescia (2004). E lo studio ha evidenziato come lapplicazione dei princìpi anti sismici sugli edifici storici consenta un risparmio del 75 sulle spese di restauro. Con la disposizione di 4 anni fa il governo chiedeva di indicare gli edifici strategici da mettere in sicurezza: prefetture, scuole o ospedali, ossia strutture densamente abitate e a rischio di strage quando la terra trema. Ma "bello" e utile, quindi "affollato", spesso coincidono: come avviene con i municipi di Monterotondo o Zagarolo ("zona 2") ospitati in antichi palazzi nobiliari. «Ma "edifici strategici" sono anche i musei e le chiese», ha sottolineato il direttore generale del ministero, Roberto Cecchi. Che è tornato a chiedere che le "Linee guida" da poco approvate siano applicate dai soprintendenti su tutti i cantieri di restauro che si vanno ad aprire. Anche se Roma è meno a rischio del circondario, i principi di prevenzione contro il terremoto sono stati invocati ieri da Giorgio Croci per il Palatino. Il professore ha presentato nuovamente i risultati del suo monitoraggio sul "grande malato" dellarea archeologica centrale. Citando come tipologia le arcate severiane, ha sposato in pieno le "Linee guida anti sismiche". Che dovranno essere applicate sul Palatino insieme con gli indispensabili lavori di messa in sicurezza della dimora imperiale.