VIGNOLA (Modena) - SEMPRE esagerato, nel bene e nel male, il cavalier Giacomo Bizzini da Vignola: self mode man partito come garzone in un negozio di barbiere e diventato facoltoso imprenditore nel settore tessile la sua azienda produceva capi di maglieria per le più importanti griffes oltre che collezionista d'arte a livello internazionale. E' stato a lungo sugli altari, ma negli ultimi anni le sue fortune hanno subito un tracollo, con il crac del gruppo Nadini di Vignola. ORA una nuova tegola arriva a segnare la sua esistenza rigorosamente fuori dagli schemi. La Guardia di Finanza di Modena ha infatti scoperto seicento pezzi fra mobili, dipinti, arazzi, tele e oggetti di antiquariato dal '500 all"800 in due appartamenti di Vignola: opere del valore stimato di due milioni e mezzo di euro che erano confiscate a Bizzini nel 2001, nell'ambito della procedura di fallimento del gruppo di abbigliamento Nadini. Pezzi unici di cui, comunque, lo stesso imprenditore era stato nominato custode. Ora l'imprenditore è indagato anche in questa ultima vicenda insieme ad altre due persone. A INIZIO APRILE, ì militari condotti dal comandante provinciale Alberto Giordano, durante un semplice servizio di pattugliamento, hanno visto scaricare materiale sospetto da un camion a Vignola. Le indagini di polizia hanno portato poi gli agenti a scovare l'intero tesoro artistico nei due appartamenti, intestati a un 27enne e a un 33enne del posto. Da questa sospetta 'distrazione' dei beni di antiquariato è partita l'indagine nei confronti di Bizzini, per violazione della custodia di oggetti soggetti a sequestro. E' ANCORA difficile stabilire a cosa preludesse il trasferimento di questi oggetti preziosissimi. Per i due titolari degli immobili diventati vere e proprie «gallerie d'arte» si sta valutando però l'ipotesi di favoreggiamento. Nei locali i finanzieri hanno ritrovato, in particolare, un preziosissimo quadro di Giuseppe Graziosi di raro valore artistico, una tela raffigurante 'La presentazione della Vergine al Tempio' ed un altro 'Paesaggio con la fuga in Egitto'. NON MANCAVANO, nella collezione trasferita, sedie risalenti al periodo di Luigi XIV, cornici del XVII secolo, due mori 'reggi-cero', scagliole di maestri carpigiani raffiguranti vedute della Roma del XVII secolo, conchiglie dipinte ad olio del XVII secolo. Ma anche giochi di società in legno del XVIII secolo e una collezione di bastoni da passeggio pomellati in avorio. OGGETTI PREZIOSI in cui si rispecchiava l'esistenza stessa di Bizzini, cultore del bello sul conto del quale, nonostante le frequenti smentite, a lungo sono circolati aneddoti leggendari. Di certo arrivò a possedere contemporaneamente quattro Ferrari, così come una villa che riprendeva lo stile delle residenze principesche di Baviera. Erano gli anni in cui il gruppo Nadini produceva capi per Ungaro, Ferré e Fendi, ma anche le divise del personale Alitalia e di quello della segreteria dell'Orni. Nel 2000, il tracollo finanziario, che tuttavia non intaccò l'inestinguibile desiderio di distinguersi dell'imprenditore. Fino al trasferimento di un tesoro che forse considerava ancora suo. LA DIFESA. BIZZINI MINIMIZZA E DICE: «NON C'ENTRO NULLA» 'Sono sereno, questo è un grande equivoco' IL BLITZ della Finanza che ha scovato in due appartamenti di Vignola i seicento beni artistici della collezione Bizzini confiscati nel 2001 ha colto di sorpresa l'imprenditore vignolese. «Sono molto sereno ha detto al telefono una volta appreso l'accaduto prendo atto del provvedimento, che ritengo però immotivato. Si tratta di un equivoco: io non c'entro nulla, e saprò dimostrarlo assieme al mio legale». NELL'ATTESA che vengano chiariti dall'inchiesta della procura di Modena i confini di una vicenda ancora oscura, certo è che Bizzini sta conoscendo una fase critica di una esistenza fino a pochi anni fa spumeggiante. Lo scorso due ottobre, l'imprenditore era stato condannato in primo grado in Tribunale a Modena a sette anni e sei mesi per bancarotta fraudolenta in seguito al crac del gruppo Nadini (circa 200 i suoi dipendenti), fallito nel novembre 2000. Un 'buco' che era stato quantificato in quasi 90 milioni di euro. Nell'occasione, l'imprenditore si era visto assolvere dall'accusa di reati fiscali e di truffa nei confronti di un antiquario. La moglie di Bizzini, membro del cda della Nadini, era stata assolta. LA VICENDA SEQUESTRO In seguito alle vicende giudiziarie di Giacomo Bizzini (titolare del maglificio Nadini) la magistratura ha posto collezione dell'imprenditore: mobili, quadri e arazzi antichi PASSIONE Bizzini aveva sempre raccolto oggetti di valore di qualsiasi tipo. Ai tempi d'oro la sua era una vera e propria Wunderkammer GRANDI FIRME Recuperata anche una tela del modenese Giuseppe Graziosi e scagliole di maestri carpigiani raffiguranti la Roma del Seicento