Il Polo museale fiorentino resta autonomo, ma scompare la sua trasformazione in Fondazione per la fine del 2005. Un requiem al progetto, annunciato tempo fa dal ministro Giuliano Urbani proprio durante la sua visita Firenze, contenuto nel testo della riforma del ministero dei Beni culturali approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento, che tra l'altro riduce i dipartimenti del ministero da quattro a tre accorpando «Archivi e biblioteche» con «Antichità e belle arti», riscuote il consenso del soprintendente del polo fiorentino Antonio Paolucci, ma solleva dure critiche da parte dell'onorevole diessino Stefano Passigli, estensore e primo firmatario di una proposta di legge che doveva appunto traghettare gli Uffizi in una Fondazione, composta da Stato, Palazzo Vecchio e Regione Toscana. Una chiusura netta a enti locali e società civile nella gestione del patrimonio artistico, a favore di un modello centralistico che suscita accesi dissensi. In pratica il decreto approvato ieri, che dovrà essere esaminato dalla Commissione bicamerale e quindi dotato di regolamento attuativo, mantiene autonomo il polo museale fiorentino diretto con a capo Paolucci, scorporato da quello regionale (diretto da Mario Lolli Ghetti) e cancella la sua trasformazione prevista nel precedente testo di legge in Fondazione aperta a privati e enti locali. «Una vera controriforma, un passo indietro verso la centralizzazione tuona Passigli una vera pietra tombale sulla formula della Fondazione, che era stata sposata dal ministro con grandi lodi e riferimenti al mondo anglosassone, oltre che come apertura alla società civile nella gestione del patrimonio artistico come previsto dal capitolo V della Costituzione». Una correzione di rotta che trova invece soddisfatto il soprintendente Paolucci: «Sono grato al ministro Urbani per aver ascoltato consigli e richieste che avevo avanzato anch'io, e non perché sia contrario alla Fondazione, ma è prematura ed è bene che resti come scenario futuro da meditare bene». Anche la Uil funzione pubblica sposa la tesi di Paolucci. «La Fondazione avrebbe portato ad una privatizzazione senza garanzie per il posto di lavoro dei dipendenti» affermano i due responsabili Enzo Feliciani e Gianfranco Cerasoli. Di tutt'altro avviso la Cgil, tramite la responsabile fiorentina Giulietta Oberosler: «Più che una riorganizzazione, si ripropone un valzer di poltrone e una struttura accentrata e accentratrice, che in più non indica soluzioni al problema dei precari». Passigli insiste: «La Uil preferisce garantire chi è già garantito piuttosto che aumentare i posti di lavoro con le assunzioni dei precari precisa Passigli Tanto più che nella mia proposta di legge i dipendenti statali restavano tali e venivano assunti futuri impiegati con contratto privato». Uno scontro aperto su tutti fronti che, secondo il parlamentare diessino «finirà in un contenzioso istituzionale, poiché il provvedimento espropria regioni e enti locali di competenze costituzionali. E' una sconfitta personale di Urbani che si è rimangiato tutte le promesse, a favore di soprintendenti, eminenze grigie e mandarini del ministero. Chiederò al ministro che venga discusso il mio progetto di Fondazione e che almeno a titolo sperimentale sia adottato a Firenze». L'assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi, intanto fa sapere che su 175 posti disponibili per corsi di direttori e operatori museali, sono arrivate in Regione 293 richieste: «Se la Toscana avesse l'autonomia nel campo dei beni culturali, potrebbe operare in modo più incisivo e soddisfare tutte le esigenze di qualificazione».