Su 141 dipendenti dodici sono andati fuori regione. Allarme della Uil CHIETI. Su 141 dipendenti ben 12 sono andati già via e il processo non sembra arrestarsi. Scatta l'allarme su una crisi di personale alla soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo. «L'organico si è assottigliato di quasi il 10», scrive la Uil beni e attività culturali teatina, «questo dopo i processi di riqualificazione del personale. Su 141 dipendenti, di cui 91 sono funzionari, tecnici, amministrativi e 50 sono operatori alla vigilanza, ben 12 sono stati costretti, sinora, a "emigrare", per passare al livello superiore». La Uil-bac, insieme a Cgil, Cisl, Unsa, Flp e Rsu, hanno inviato un documento al soprintendente e al direttore regionale per sensibilizzare insieme il ministero con il vice premier Rutelli sulla gravita della situazione. «La Soprintendenza, unico ufficio con competenza regionale che ha sede a Chieti», continua la Uil, «vede intereassati da questo processo settori vitali». Con i futuri pensionamenti la situazione è destinata ad aggravarsi «perché il decreto governativo di assunzione degli oltre 2mila precari dei beni culturali, interesserà la soprintendenza per una sola unità».