LO SCONTRO Il caso dopo le dichiarazioni di Tosi al Corriere di Verona. De Marinis: non è un buon inizio di legislatura «Si informi, questa è una città d'arte» Lettera della Manasse: «Stupiti dalle sue affermazioni» Ma è il sindaco irremovibile: «Due muri non fermino la città» VERONA - S'infiamma e finisce a Roma, al Ministero per i Beni culturali, la polemica veronese sui "quattro sassi". La soprintendenza ai beni archeologici scrive al dicastero presieduto da Francesco Rutelli per ricordare al neo sindaco Flavio Tosi che quei «quattro sassi di poco valore», come li aveva definiti in campagna elettorale, sono in realtà una ricchezza per la città, per il loro stato di conservazione e l'attrazione che esercitano sui turisti. Ma il sindaco resta imperterrito sulle sue posizioni: «Vogliamo realizzare nuovi parcheggi sotterranei che i cittadini ci chiedono, e non possiamo fermarci se si dovessero rinvenire due muri. Le sovrintendenze sono poteri borbonici, dovrebbe toccare a sindaco e amministrazione comunale valutare il valore dei ritrovamenti». La soprintendenza del Veneto, come annunciato giorni fa dalla dirigente veronese Giuliana Cavalieri Manasse, ha risposto ieri alle accuse lanciate prima sul Corriere di Verona - e riprese dai quotidiani nazionali, tra cui Repubblica e l'Unità - da Tosi, che si lamentava per i troppi lavori pubblici bloccati a suo dire da ritrovamenti di reperti di dubbio valore e del «potere discrezionale e incontrollato» delle soprintendenze in genere. La replica è affidata ad una lettera indirizzata nientemeno che al segretario generale del ministero Giuseppe Proietti, e alla direzione nazionale per i Beni archeologici. «La Soprintendenza - recita la missiva - come tutti gli organi del ministero, non ha un potere incontrollato, ma svolge la propria attività istituzionale di tutela secondo le leggi vigenti». Poi un invito a Tosi a informarsi sul patrimonio di tesori della città d'arte dichiarandosi «stupiti» per le sue affermazioni. «Il sindaco - prosegue il comunicato - non avrà difficoltà ad appurare che Verona è una città in cui fortunatamente le strutture antiche si rinvengono in uno stato di conservazione eccezionale, e la città conta alcuni tra i più importanti monumenti archeologici d'Italia, che sono un richiamo per la fruizione pubblica». Insomma, non solo quei reperti non sono «quattro sassi di cui abbiamo le cantine piene», come Tosi aveva dichiarato al nostro giornale e a Repubblica, ma rappresentano anche una benedizione per l'indotto economico. Una replica in linea con quella che il soprintendente Giuliano de Marinis aveva rilasciato qualche giorno fa: «I tempi lunghi si possono evitare con la programmazione e agendo d'intesa con le amministrazioni: quello di Tosi non mi sembra comunque un buon programma di inizio legislatura», aveva detto il soprintendente, che auspicava comunque un incontro con il neo sindaco per «ricondurre la questione nei rapporti istituzionali». Nel comunicato c'è un accenno anche ai lavori svolti in occasione dei mondiali di Italia 90, criticati anch'essi da Tosi: «Allora furono ritrovate oltre 1300 tombe romane, che a breve saranno esposte nel museo dell'ex caserma San Tomaso». Per il nuovo primo cittadino, però, il problema non si è spostato di una virgola. «Mi fa specie che proprio ora che ho sollevato il problema si parli di esporre quei reperti, che finora, proprio come avevo detto giorni fa, sono rimasti negli scantinati - spiega Tosi -. Ribadisco il concetto: il valore di ciò che si trova nel sottosuolo va comparato all'opera pubblica che ci si prefigge di realizzare, e proprio perché Verona è già molto ricca di ritrovamenti, non ci si può fermare di fronte a un paio di muri. Un parcheggio da 2-300 posti, ad esempio, non può essere bloccato perché, come probabile in questa città, scavando si trova qualcosa. Le sovrintendenze, poi, sono un potere borbonico, anche se non mi riferisco a quella veneta in particolare. Io le abolirei. Se un sindaco sbaglia, va a casa, quindi è giusto che chi è stato votato valuti autonomamente il valore delle opere che si rinvengono». Tosi resta però aperto ad un confronto con i Beni archeologici, ma quello che vuole trarne è una disponibilità a mettere in secondo piano eventuali ritrovamenti, soprattutto a fronte dei parcheggi sotterranei che ha promesso ai veronesi. Il primo banco di prova per la difficile intesa potrebbe essere quello di porta San Giorgio, uno dei siti individuati dal Comune per realizzare i nuovi posti auto. «Vedremo - dice Tosi - se la sovrintendenza sarà davvero disponibile come dice, e se sapremo trovare un accordo che aiuti la città a progredire, superando i vincoli burocratici che legano troppo spesso questo Paese». Ma altri terreni di scontro sono all'orizzonte, dalla situazione di piazza Viviani, dove sono fermi i lavori del parcheggio delle Poste, alla collocazione delle scenografie degli spettacoli areniani in piena piazza Bra, proprio per un divieto della sovrintendenza a riporle nel vallo, contestato dalla nuova amministrazione.