GIÙ CON la Toyota dallo scalinata dì Piazza di Spagna, lo sfondo più ricorrente nell'immaginario collettivo alla voce «Vacanze romane». Nello stesso giorno, ecco «spizzata» a martellate, ancora una volta, la fontana della Navicella, al Celio, davanti alla basilica paleocristiana di Santa Maria in Domnica. E, neanche un mese fa, ubriachi che sfasciano a colpi di bottiglia il marmo berniniano della Barcaccia. Ordinaria amministrazione, lo sfregio ai monumenti. Con un'escalation da riferire al picco di visitatori di «Roma città aperta», al via-vai di ospiti di tutti i Paesi, regolari, clandestini, amanti dei monumenti e amanti di bravate, in un miscuglio di abitudini civilissime e teppistiche che segna questo mondo globalizzato. Il punto, allora, è: come difendere il patrimonio artistico? Ieri il sovrintendente ai monumenti della Capitale, Eugenio La Rocca, ha detto due cose antitetiche: non si possono recintare, né porre sotto controllo tutti i monumenti. Per poi aggiungere che il Comune metterà presto in funzione una videosorveglianza. Elementare Watson, era ora! Perché non si capisce la logica di una piazza di Spagna che di giorno vede stazionare vigili urbani e pattuglie di polizia, e di notte, la lunga notte romana, è alla mercé di sognatori alla Fellini ma anche di sciagurati da «arancia meccanica». Certo, vanno rese più severe le pene per atti di vandalismo, e appena l'altro ieri il ministro per i Beni Culturali, Rutelli, ha annunciato la firma di Napolitano a un ddl ad hoc. Ma permetteteci invece di lanciare una proposta: ci sono tanti privati che investono per il restauro dei beni artistici, e architettonici del Bel Paese. Tante meritorie fondazioni, banche, imprese, mecenati, singoli cittadini che si consociano per fare del bene al bene più grande dello Stivale. L'impegno di questi «sponsor» diventi impegno non solo a posteriori, ma a priori. Finanzino sistemi di controllo, video collegati a centrali di pronto intervento 24 ore su 24. Insomma, spendano in tutela, e sarà un aiuto all'Italia ancora più meritorio. Pensate: si entra in una piazza storica, si sosta all'ombra di una scultura e si legge la targa: a tutela dì questa preziosa opera d'arte vigila la tal industria, il tal istituto di credito. E poi: si creda nelle guardie del bon ton ambientale, del rispetto dei monumenti. A Venezia sono appena entrate in funzione. Invitano chi fa il picnic in piazza San Marco, o mette i piedi a mollo nelle fontane, a una più educata fruizione del bello. Infine: le amministrazioni comunali tutelino il decoro della città con misure più restrittive verso gli ambulanti. I camion-bar davanti al Colosseo sono un pugno nell'occhio al maestoso scenario. Come i «caldarrostai» appollaiati appunto a piazza di Spagna anche in pieno agosto. Uno slittamento di senso e d'uso della tradizione che non appartiene alla città. Che getta tutto nel tritacarne di una contemporaneità senza rispetto per il bello e l'antico.
Tutela monumenti. I fondi dei privati per tener lontani i vandali
Il testo descrive la situazione di abbandono e vandalismo dei monumenti romani, come la piazza di Spagna e la fontana della Navicella. Il sovrintendente ai monumenti, Eugenio La Rocca, ha detto che non si possono recintare o controllare tutti i monumenti, ma il Comune sta per mettere in funzione una videosorveglianza. Il ministro per i Beni Culturali, Rutelli, ha annunciato la firma di un ddl ad hoc per difendere i beni culturali. Il testo propone di coinvolgere i privati e le fondazioni nel restauro e nella tutela dei monumenti, attraverso sistemi di controllo e video collegati a centrali di pronto intervento.
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