Musei, aree archeologiche archivi e biblioteche sono sotto pressione: il personale in forza non è sufficiente a far fronte alle domande di fruizione provenienti da un'utenza in crescita per numero e per esigenze. Un problema serio che rischia di paralizzare le strutture dei Beni culturali, di mettere a rischio il patrimonio artistico e costituire un freno allo sviluppo turistico. Un problema cui, una volta tanto, il governo sembrava però avere trovato una soluzione: lo scorso 29 maggio un decreto della presidenza del consiglio aveva infatti autorizzato ad assumere in pianta stabile 2055 lavoratori precari del ministero. Un provvedimento salutato con soddisfazione da parte dei responsabili di siti archeologici, archivi e biblioteche che in questi anni non hanno fatto altro che lamentarsi della carenze di personale nelle loro strutture, sottolineando come l'organismo dei Beni culturali sia pletorico nel settore dell'impiego e dell'amministrazione ma carente al vertice - tra i dirigenti qualificati - e alla base per personale di servizio alla vigilanza, alla custodia e alla movimentazione. Problema risolto dunque? Eh no. Sarebbe troppo facile. Il ministero dei Beni culturali fa sapere che lui di precari è disposto ad assumerne per ora solo solo 1183. Motivo? Secondo gli uffici amministrativi di via del Collegio romano non ci sarebbero i posti sufficienti per assumere anche gli altri. Una posizione che al ministero risulta ai più del tutto incomprensibile e che i più critici spiegano soltanto con la manifesta incapacità di gestire il processo di stabilizzazione dei precari. Provvedimento urgente, come si diceva, anche per evitare problemi di aperture dei siti espositivi. D'altra parte perché la funzione pubblica e il ministero dell'economia e delle finanze avrebbero varato un decreto di autorizzazione ad assumere i lavoratori precari del ministero se non c'erano i posti previsti per queste assunzioni? Una bella domanda, a cui il sottosegretario dei Beni culturali Andrea Marcucci, che sta gestendo il confronto con il ministero della Funzione pubblica, non ha ancora voluto o saputo rispondere.