Via alla valutazione dell'impatto ambientale. Il Comune: non è un ecomostro LECCO II parere è partito dal municipio di Lecco un mese fa, destinazione Regione Lombardia: quel documento dice che sì, il porticciolo e annesso residence in riva al Lario si possono fare a patto che ne venga mitigato l'ingombro. «Ma in ogni caso abbiamo chiesto noi per primi una valutazione di impatto ambientale e a quella ci atterremo»: Antonella Faggi primo cittadino del capoluogo manzoniano, rivendica l'utilità del progetto che ha fatto insorgere gli ambientalisti e persino il ministro dei Beni culturali Rutelli, ma mette in guardia anche contro conclusioni affrettate. «L'iter è solo agli inizi specifica Antonella Faggie tutto nasce da una opportunità che è prevista dal piano regolatore fin dal 2000, piano che ha ricevuto tutte le approvazioni di legge». Quel piano indica la zona delle Caviate, una striscia verde tra il Monte San Martino e «quel ramo del lago di Como», come l'idea per ospitare un complesso turistico con attracchi per la barche. Come è noto una società privata, ai sensi proprio delle «tavole» urbanistiche di Lecco, si è fatta avanti per sfruttare l'occasione ma chiedendo di aggiungere al porto un complesso immobiliare in modo da rendere economicamente vantaggiosa l'intera operazione. Ma l'edificio prospettato è piuttosto ingombrante: otto piani complessivi per un volume di oltre 50.000 metri cubi proprio affacciati sul lago, otto piani che inevitabilmente cambieranno i connotati a «quel ramo del lago di Como» descritto da Alessandro Manzoni. «Riteniamo l'opera necessaria al rilancio turistico della città ricorda il sindaco Faggi ma noi per primi abbiamo formulato alcune osservazioni sul progetto che ci è stato presentato e che non è certo quello definitivo. Osservazioni di carattere ambientale ma che chiedono un ridimensionamento del progetto. Adesso abbiamo inviato il tutto agli uffici della Regione Lombardia, perché a loro spetterà formulare la vera e propria valutazione di impatto ambientale». Sul cammino dell'opera, tuttavia, pesano alcuni fardelli non indifferenti, ad esempio l'opinione espressa dal vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli che ha paventato il pericolo di un «ecomostro» e che ha inserito quello lecchese in un elenco di progetti tenuti sotto stretta sorveglianza da parte del ministero dei Beni culturali.