Finora, se ferivate un'opera d'arte, fosse anche il David di Michelangelo o una fontana storica di Roma o di Napoli, sapete quanto rischiavate? Fino a un anno di carcere - con buone chance di evitarlo - e un esborso di circa duemila euro. Nella notte del 15 maggio quattro ubriachi si infilarono nella fontana barocca del Bernini, la «Barcaccia » in piazza di Spagna a Roma, uno la ferì addirittura con un cacciavite. I lministro per i beni culturali Rutelli promise pene più aspre per i vandali e ieri ha incamerato la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sarà infatti un'aggravante mutilare un bene culturale, gli anni di prigione saliranno a un massimo di quattro e diventerà obbligatorio ripagare in moneta sonante i danni: fino a 50 mila euro. Infatti Napolitano ieri ha firmato la legge sui reati contro il patrimonio, legge che, nota Rutelli, prevede «l'inasprimento delle sanzioni contro il vandalismo, gli scavi clandestini illegali, i furti e il commercio illegale e a favore della tutela del paesaggio ». Insieme a manette più facili per i vandali Rutelli annuncia che il ministero potrà «assumere 500 nuovi addetti, 100 dirigenti e 400 assistenti museali». Quei 100 in realtà non saranno proprio dirigenti del livello più alto bensì laureati archeologi, bibliotecari, architetti. Comunque una buona boccata d'aria per ringiovanire stanze dove l'età dei suoi invecchia alla grande. Con questi incassi Rutelli porta venerdì al consiglio dei ministri il disegno di legge con la sua proposta di riorganizzazione del ministero, modificato rispetto a quanto aveva preparato a marzo. Ma qui arrivano i sindacati di settore con valutazioni non tutte lusinghiere. «Tra direttori regionali, centrali e quant'altro gli stipendi da direttore generale erano 45, ora passano a 49 - interviene Gianfranco Cerasoli, della Uil - I quattro posti riguardano l'Istituto centrale del restauro, le Biblioteche centrali di Roma e Firenze, l'Archivio centrale di Stato. Siccome la riforma va fatta senza variazione di spesa, questo significa che bisognerà fare tagli negli istituti periferici, quelli sul territorio, le soprintendenze. E poi così la riforma è una corsa contro il tempo: il decreto va pubblicato entro il 30 luglio, altrimenti tutti i direttori regionali, e non tutti lo meritano, diventeranno stabili». Anche quelli, in sostanza, messi dall'ex ministro Urbani. «La riforma è migliorata nettamente rispetto a marzo ma restano molti problemi. Le direzioni generali scendono da 10 a 9 - commenta Libero Rossi, della Cgil. C'è un altro discorso in sospeso: le soprintendenze ai beni architettonici hanno da tempo richiesto di poter firmare loro gli appalti sui lavori e restauri e non lasciare la firma alle direzioni regionali. Le quali, invece, continueranno a decidere. «Poi è assurdo che questioni tecniche come, ad esempio, le demolizioni in edifici saranno burocraticamente decise a Roma e non dalle soprintendenze». I sindacalisti giudicano inoltre «cervellotica» l'unificazione delle soprintendenze archeologiche di Napoli e Pompei: soprattutto la seconda,sostengono, ha troppe grane per poter essere seguita part-time. Un tempo quella era una soprintendenza unica.