In città la cultura è all'ordine del giorno. Basta sfogliare le pagine recenti del Corriere e degli altri quotidiani milanesi: dibattiti, interventi, dichiarazioni e controdichiarazioni: un crescendo dove il tema sta al centro della vita cittadina. In apparenza, il fenomeno è indubbiamente positivo; oggi per qualsiasi metropoli la cultura è un fattore critico di successo: che anche a Milano se ne discuta non può che essere un bene. Ma l'atteggiamento generale lascia più d'una perplessità. Perché nella varietà degli interventi prevale un tono di fondo piuttosto querulo; un lamento continuo, incessante, monocorde. «Lavoriamo nell'indifferenza generale», si lagnano alcuni; «noi ci siamo, ma gli altri non fanno la loro parte», sbuffano altri. Se dal lato privato si stigmatizza una cronica assenza del pubblico, dall'altro si levano alti lai per un privato che pensa solo alla propria bottega: accusa rilanciata di recente anche da Claudio Abbado. Da tutte la parti, si arriva a una, e una sola, lamentosa conclusione: «piangiamo la mancanza di fondi». Ed è sempre colpa degli altri: qualcuno (volta a volta lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune, le Fondazioni bancarie, i privati in generale) che non fornisce i finanziamenti necessari. Così si procede, con questa sorta di sottofondo corale, come nelle tragedie antiche, che avvolge ogni discussione in un clima di cupo pessimismo. Naturalmente nessuno vuole sottovalutare il problema economico, difficoltà cronica e generale del Paese, che mette seriamente a rischio le attività culturali. L'impressione è però che a Milano, nel lamento costante, si perdano di vista i casi di segno contrario: quelli che, con la tradizionale pragmaticità cittadina, trovano strade per ovviare al problema. Un esempio per tutti: la Scala ha annunciato qualche giorno fa un ritorno all'utile che solo un anno fa nessuno avrebbe immaginato; la notizia ha fatto mille volte meno rumore dei disavanzi del passato. Il fenomeno sorprende se si considera la vocazione della città, tradizionalmente poco incline alle lamentazioni e molto all'operatività. Pazienza, se si trattasse solo di un cambio di attitudine; ma qui comporta anche un danno di immagine: prevale la percezione di una Milano immobile per assoluta mancanza di sensibilità e fondi. È una visione parziale, da riequilibrare considerando meglio le tante imprese, dall'editoria al teatro, dalle attività espositive a quelle musicali che hanno successo, nonostante tutto.
II cambio di marcia di Milano - Finanziamenti per la cultura
La cultura a Milano è un tema centrale nella vita cittadina, con dibattiti e interventi che spesso sono positivi. Tuttavia, l'atteggiamento generale è piuttosto querulo e lamentoso, con un tono di fondo che si concentra sulla mancanza di fondi. Le persone si accusano a vicenda di non fornire i finanziamenti necessari, e si arriva a una conclusione pessimistica. Tuttavia, ci sono casi di segno contrario, come il ritorno all'utile della Scala, che mostra che la città può trovare strade per ovviare al problema. La percezione di una Milano immobile e insensibile è una visione parziale che deve essere riequilibrata considerando meglio le imprese che hanno successo nonostante le difficoltà.
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