Trovati 1500 scheletri ben conservati. Gli archeologi: ci diranno molto su come si viveva Riaffiora la Venezia del 500 VENEZIA Andrea Memmo e Giuseppe Cocconi si fermarono qui, come hanno lasciato scritto, inciso sul marmo di una colonna del chiostro, di ritorno da Costantinopoli. Il Doge Giovanni Mocenigo vi finì invece colpito dalla peste. Ora sono tornati. Sono un piccolo esercito riemerso dal passato, e ci racconteranno la loro storia e quella del loro tempo. Sono 1.560 veneziani vissuti tra il 400 e il 600. Trovati i resti di 1.560 appestati: "Scoperta straordinaria" Lospedale fu istituito nellisola durante lepidemia del 1423. Dagli esami informazioni su mestieri e qualità della vita dellepoca uomini e donne, giovani e vecchi, i cui scheletri, molti dei quali perfettamente conservati, sono venuti alla luce durante i lavori di recupero del Lazzaretto Vecchio, una delle tante isole abbandonate della laguna di Venezia. Si tratta, secondo gli archeologi, di un ritrovamento «di interesse mondiale», sia per il numero dei corpi trovati in uno spazio così ristretto che per il loro stato di conservazione, e per le risposte che potranno dare. Le analisi antropologiche che verranno condotte sugli scheletri consentiranno infatti, trattandosi di un campione «molto significativo» della popolazione, di ricostruire le condizioni di vita di quel tempo, e di ottenere risultati «di rilevanza straordinaria». Una volta ultimati i lavori di restauro dellisola, nel 2010 il Lazzaretto diventerà, per iniziativa dello Stato, «il museo della città di Venezia». Lisola di Santa Maria di Nazareth, così si chiamava, a un tiro di schioppo dal Lido, nella laguna sud, fu il primo lazzaretto della storia, un «ospedale di isolamento» destinato a ospitare persone e merci che arrivavano in città ed erano sospettate di portare malattie contagiose. Fu istituito nel 1423 dalla Serenissima in seguito a una violenta epidemia di peste, sulle ceneri di un duecentesco convento di eremitani. Mantenne questa funzione fino allultima grande pestilenza del 1630, poi lisola diventò un presidio militare e quindi un canile per randagi. Abbandonata dagli anni '60, depredata dai vandali, ha cominciato a tornare a vivere tre anni fa, quando il Magistrato alle Acque, attraverso il Consorzio Venezia Nuova, nellambito di un programma di recupero delle isole lagunari, ha iniziato i lavori di restauro delle sponde e dei numerosi edifici: grandi capannoni chiamati "tezòni" dove transitavano le merci e vivevano, ammassati su letti a castello, i sospetti di contagio. «Non era difficile immaginare che più di qualcuno fosse stato sepolto nellisola, ma non pensavamo certo a un ritrovamento di questa entità», racconta il direttore della sovrintendenza archeologica del Veneto Luigi Fozzati, che dirige i lavori. È stato quando le ruspe che scavavano per sistemare le fondamenta di un capannone in località "Prato al Morone", hanno portato alla luce alcune ossa umane. Qui gli archeologi hanno trovato la prima fossa. Poi ne hanno scoperte e scavate altre 240, metà comuni e metà singole. Dalle prime sono saltati fuori gli scheletri di 1.391 individui, dalle seconde 169. In totale, 1.560 veneziani (ma dai tratti somatici cè anche qualche asiatico e qualche africano) di 4, 5 e 6 secoli fa, in condizioni quasi perfette, perché lacqua che allagava le fosse, diversamente da quanto si creda, ha conservato bene le ossa. «Con gli studi di laboratorio - spiega lantropologa Luisa Gambaro delluniversità di Padova - ci daranno una mole di informazioni senza precedenti». Anzitutto sulle loro condizioni di salute, quindi sul tipo di alimentazione, sulla qualità della vita del tempo, e anche sui mestieri che facevano in vita. Per esempio, parecchi risultano afflitti da una malattia della colonna vertebrale chiamata Schmorls Node, una specie di ernia al disco che è indice di una «pesante attività della schiena»: probabilmente si tratta di individui che portavano sulle spalle dei carichi pesanti, come sacchi di merci. Per ora si può dire che uomini e donne sono in egual misura, che la maggior parte sono adulti, tra i 20 e i 40 anni, sono piuttosto bassotti perché la statura media non supera il metro e 65, che pochi sono gli anziani e parecchi sono i bambini: il 17 ha meno di 14 anni. Va detto anche che, per essere stati malati o comunque sospetti di contagio, risultano, a un primo esame, abbastanza sani, a parte un po di artrosi e qualche frattura mal sanata. Sanissima, e questa è una sorpresa, la dentatura: segno che a quei tempi la dieta della popolazione era povera di zuccheri e di grassi. Quindi più sana della nostra. Non mancano comunque i casi gravi, come quelli dellindividuo numero 8 della fossa 74, afflitto dalla tubercolosi, o quello della fossa 65, malato di lebbra. E ci sono anche dei casi misteriosi, come quelli di alcuni individui trovati con il cranio segnato da «colpi darma contundente». Ma le sorprese non finiscono qui. Durante gli scavi, racconta Vincenzo Gobbo, ricercatore alluniversità di Venezia, è stata trovata anche una grande quantità di oggetti che hanno riempito 140 casse. Si va da utensili di uso comune come forchette e cucchiai, piatti e bicchieri, brocche e vasi, anelli e collane, pettini e forcine, spille e ditali, dadi e crocefissi, a ceramiche del 14 secolo, monete in oro e in bronzo della Serenissima. Sepolto in un prato, è stato trovato anche un tesoretto di monete doro: decine di ducati veneziani. Chi laveva nascosto non ha fatto in tempo a riprenderselo.