I Carabinieri hanno denunciato i responsabili di un cantiere a Torre Melissa. La soddisfazione di Rutelli ROMA. Nell'attività di scavo di un complesso turistico-residenziale, riportano casualmente alla luce i resti di un tempio di età ellenistica. Ma anziché denunciare il ritrovamento, fanno sparire i reperti e procedono con la posa delle fondamenta. È accaduto a Torre Melissa, in provincia di Crotone: solo il tempestivo intervento dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza ha stoppato i lavori e portato alla denuncia di due responsabili del cantiere. "Ancora pochi giorni e una colata di cemento avrebbe cancellato tutto - ha spiegato il ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, in una conferenza stampa -: le indagini dei carabinieri ci hanno permesso di salvare un vero e proprio tesoro e di programmare al meglio lo scavo di un'area, molto più vasta, che promette di riservarci non poche sorprese". I primi accertamenti hanno permesso agli archeologi di riconoscere una struttura templare: le dimensioni dello scavo (metri 50x20x3,5) fanno presumere che possa trattarsi solo della parte di un sito ben più ampio, per la definizione del quale occorrerà procedere ad ulteriori sondaggi. "Si tratta di una scoperta di estrema importanza - ha rivendicato con legittimo orgoglio il generale Giovanni Nistri, comandante dei Carabinieri tutela patrimonio culturale -: dalle prime indagini del Nucleo di Cosenza all'individuazione del sito, resa possibile anche dalle immagini riprese da un elicottero, è passato meno di una settimana e questo ha consentito di evitare in extremis che sul tempio venisse posta una vera e propria pietra tombale". La società responsabile dei lavori, ha sottolineato il generale, "era in possesso di tutte le autorizzazioni, e l'area di scavo non era sottoposta ad alcun vincolo, ma quando gli operai si sono imbattuti nei resti nessuno ne ha informato la sovrintendenza: parte dei materiali lapidei, anche di grandi dimensioni, sono finiti in una vicina discarica, mentre una cinquantina tra colonne, capitelli, mosaici e frammenti vari, tutti risalenti al IV-III secolo a.C., sono stati trovati in un villaggio turistico e sequestrati". "Si tratta di un grosso edificio pubblico - ha spiegato il sovrintendente Pietro Guzzo -, decorato da colonne scanalate di ordine ionico, con un trabeazione sormontata da un fregio a metope e triglifi di tipo dorico: ci troviamo di fronte probabilmente ad una struttura templare, che mescola influenze diverse in un territorio che, tra la metà del IV secolo e la fine del III, fu dominato dai Bruzi. Ora si tratta di ampliare lo scavo, da un lato, e di procedere alla ricostruzione grafica della struttura, dall'altro: un lavoro non semplice, che richiederà tempo e anche un bel pò di denaro". "I fondi arriveranno - ha garantito il ministro per i Beni culturali -: l'area in questione va indagata al più presto e nel miglior modo possibile, secondo le indicazioni della sovrintendenza: tra l'altro, molti dei reperti sono stati trovati in luoghi diversi ed ora bisognerà ricomporre il tutto, con pazienza, come in una sorta di grande puzzle". Rutelli ha colto l'occasione per ringraziare i carabinieri per il loro "lavoro competente e meticoloso, che oltre a contrastare questo tipo di attività criminale, consente di accrescere giorno dopo giorno il patrimonio artistico italiano". I due denunciati sono accusati di danneggiamento e illecito impossessamento di beni archeologici e omessa segnalazione del rinvenimento, mentre il cantiere è stato immediatamente sottoposto a sequestro.
CALABRIA - Un complesso turistico sopra un tempio
I Carabinieri hanno denunciato due responsabili di un cantiere a Torre Melissa, in provincia di Crotone, per il ritrovamento di resti di un tempio ellenistico. I lavori di scavo erano stati iniziati senza autorizzazioni e senza segnalare il ritrovamento ai responsabili del patrimonio culturale. I resti del tempio, che risalgono al IV-III secolo a.C., sono stati trovati in un villaggio turistico e sequestrati. I carabinieri hanno fermato i lavori e hanno portato alla denuncia dei due responsabili, accusati di danneggiamento e illecito impossessamento di beni archeologici.
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