In Italia le fonti rinnovabili producono solo il 16 del fabbisogno PALERMO - II protocollo di Kyoto sottoscritto anche dall'Italia nel 1997 ha fissato per i paesi della Comunità Europea aderenti ad esso un obiettivo ben preciso: ridurre entro il 2012 le emissioni di CO2 dell' 8 e addirittura portare entro il 2020 la quota di energia rinnovabile in Europa al 20. L'Italia ha come traguardo quello di produrre entro il 2010 il 25 dell'energia elettrica da fonti rinnovabili, obiettivo da elevare a circa il 33 inderogabilmente entro il 2020. Ad oggi in Italia le fonti rinnovabili producono so-io il 16 di energia, in ritardo sulla tabella di marcia per raggiungere gli obiettivi per cui ci si è impegnati. Le cause? Mancanza di una normativa chiara e dettagliata che consenta, senza se e senza ma, uno sviluppo duraturo delle installazioni di impianti da fonti rinnovabili, ed in particolare dell'eolico, unica fonte energetica ad avere raggiunto una maturità tecnologica sufficiente a garantire un apporto rilevante al fabbisogno energetico ed alla riduzione delle emissioni. Lo dimostrano i dati: nell'ultimo anno la potenza degli impianti eolici in Italia ha raggiunto i 2123 Mw di potenza producendo energia per oltre 4.5 milioni di italiani, evitando le emissioni di 3.5 milioni di tonnellate l'anno di CO2, di 15.000 tonnellate di biossido di zolfo e di altri inquinanti e PM10, consentendo, dulcis in fundo, il risparmio di oltre 10 milioni di barili di petrolio. Si può dire che l'eolico è la fonte con il più alto tasso di crescita a livello mondiale grazie all'alta affidabilità raggiunta e ad un livello di efficienza e rendimento tali da potere essere considerato quale elemento prioritario nella contribuzione alla produzione di energia elettrica pulita. Ma ad oggi si registrano ritardi ingiustificabili nell'emanazione dei provvedimenti attuativi del sistema di incentivazione attuale e nella semplificazione delle procedure autorizzative , soprattutto nella regione siciliana. Un esempio? La Direttiva europea del 2001 è stata recepita in Italia nel 2003 ma, dopo quattro anni, mancano ancora i decreti attuativi sull'incremento della quota d'obbligo, sull'individuazione degli obiettivi nazionali per fonte e per regione e in generale manca la definizione di una procedura unica semplificata che sostituisca quelle locali: tutti impedimenti al raggiungimento dell'obiettivo della direttiva comunitaria del 2001. L'altissima percentuale di rigetto dei progetti eolici in Italia è ormai un elemento di distorsione e di aumento dei tempi e dei costi per gli operatori, nonché un elemento di inefficienza per tutto il sistema: senza elementi regolatori certi un imprenditore, a fronte di spese ingenti di progettazione, deve preventivare la possibilità di un successivo diniego delle autorizzazioni, o addirittura delle revoche delle stesse, sopportando le perdita che comprende anche i costi inutili derivanti dai ritardi amministrativi (ma quella della inefficienza produttiva della pubblica amministrazione è un'altra storia). Una semplificazione delle procedure, uniche e certe per tutto il territorio nazionale, sarebbe utile. Anche per non cadere nel ridicolo di una situazione in cui Germania, Spagna, Stati Uniti, persi-no l'India installano ogni anno una potenza eolica pari a quella che l'Italia, che pure era stata tra i primi paesi a cominciare, con rullo di tamburi, ha installato in 10 anni. La soluzione ai problemi evidenziati è prevista nella direttiva comunitaria del 2001 e nel decreto legislativo del 2003 : basterebbe dare piena attuazione al dettato normativo vigente. Ma il braccio di ferro tra i ministeri competenti, dello Sviluppo Economico e quello dell'Ambiente, in contrapposizione con quello dei Beni Culturali (per gli aspetti paesaggistici) non promette nulla di buono. In Sicilia, nel dicembre 2006, l'Assessorato al Territorio e Ambiente insieme all'Assessorato ai Beni Culturali, competenti in campo autorizzativo per la costruzione di parchi eolici, hanno emanato una circolare interassessoriale, la n. 17 del 2006, con la quale hanno di fatto bloccato molti investimenti eolici previsti nell'isola. Neanche le innumerevoli sentenze del Tar siciliano, tutte favorevoli ai produttori di energia eolica e contro i provvedimenti sia degli assessorati competenti sia delle Soprintendenze che avevano negato le autorizzazioni agli impianti eolici, hanno smosso la Regione siciliana che tace non rivedendo le proprie posizioni. Ritorna la domanda del titolo: perché?
In Sicilia gli impianti eolici bloccati da leggi sbagliate
In Italia le fonti rinnovabili producono solo il 16% dell'energia, in ritardo rispetto agli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto. L'eolico è la fonte energetica ad avere raggiunto una maturità tecnologica sufficiente a garantire un apporto rilevante al fabbisogno energetico. Tuttavia, la mancanza di una normativa chiara e dettagliata ha rallentato lo sviluppo delle installazioni di impianti eolici. La Direttiva europea del 2001 è stata recepita in Italia nel 2003, ma mancano ancora i decreti attuativi sull'incremento della quota d'obbligo e sulla definizione di una procedura unica semplificata.
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