La freddezza di mecenati e addetti ai lavori. Il sindaco: "Nessuna competizione con Cacciari" L'idea di importare il Guggenheim a Torino piace agli amministratori pubblici, sindaco in testa, ma lascia tiepidi gli addetti ai lavori. «Importare la Guggenheim? Ma che senso avrebbe? In tema di arte contemporanea, casomai, Torino potrebbe esportare. Per paradosso, potremmo andare noi a Venezia!». Reagisce così, esclamativa e stupefatta, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. «Non nascondo che la notizia mi ha sorpresa, dal momento che Torino, oggi, è una città artisticamente quotatissima a livello internazionale e dunque non abbiamo alcuna urgenza di potenziare l'offerta accogliendo la Guggenheim a nostre spese» aggiunge la presidente della Fondazione di via Modane. Ne fa anche una questione di denaro, la Sandretto, e non lo nasconde. «Certo, se si accollassero i costi dell' operazione e decidessero di investire su Torino, allora la questione sarebbe differente. Ben vengano nuove istituzioni culturali, che danno alla città visibilità maggiore, entrando in un gioco di possibili sinergie e stimolando anche una positiva competizione». «Ma -precisa - storicamente la Guggenheim si fa finanziare dal Paese ospite, come accade a Bilbao, dove tra l'altro mi risulta che il numero di visitatori non sia imponente». Nessuna partigianeria, davvero nessun timore per la Fondazione Sandretto di perdere un po' di terreno, nell'eventualità di un trasloco del prestigioso museo internazionale sotto la Mole? «Assolutamente no. Noi lavoriamo benissimo con altre istituzioni, tipo Gam e Castello di Rivoli. Casomai, una pregiudiziale potrebbe riguardare, secondo me, l'eventuale invasione di arte americana, mentre Torino è da tempo concentrata su artisti di tante diverse nazionalità. Ma, soprattutto, mi preoccupa l'implicazione economica: i fondi erogati per la cultura scarseggiano e credo sarebbe meglio utilizzarli per potenziare le realtà del territorio. Per dire, la Gam ha da tempo bisogno di una sede adeguata e la questione è ancora li, da risolvere». «Verissimo che la Gam esplode: la mostra fatta quest'inverno a Torino Esposizioni ha dato un'idea solo parziale delle tante opere che negli anni abbiamo acquistato e non riusciamo a esporre per problemi di spazio. E' una situazione da sanare» conferma Giovanna Cattaneo Incisa, presidente della Fondazione Torino Musei. E precisa: «Torino ha conquistato una posizione di prestigio internazionale in ambito artistico, ma se non si fanno investimenti, si rischia di vanificare i risultati raggiunti». Sull'«affaire-Guggenheim» la Cattaneo non si sbilancia, anche se l'erigendo museo potrebbe trovar casa proprio in quelle Ogr su cui la Galleria d'Arte Moderna aveva fatto più di un pensierino. «Preferisco non esprimermi prima dì conoscere a fondo i termini della questione e confido nel sindaco Chiamparino e nel suo senso dell'opportunità. Certo, se il Guggenheim decidesse d'investire qui, credo sarebbe il benvenuto. E' importante che la cultura si declini al plurale». Il sindaco Chiamparino, invece, esclude che la vicenda-Guggenheim possa pregiudicare gli ottimi rapporti che lo legano a Cacciari e a Venezia. «Credo che la città lagunare abbia già scelto i francesi di Pinault per assegnare Punta Dogana - dice - e il Guggenheim veneziano potrebbe allargarsi nella vicina Wake University. Quindi, nessuna competizione. Certo è però, che siamo proprio nella fase iniziale di un progetto fiorito a New York, nel corso della nostra visita all'Onu, e che è stata coltivata da Alain Elkann». E' stato il presidente della fondazione Museo Egizio a curare i contatti con Thomas Krens, il direttore della Fondazione Guggenheim. L'ha invitato a Torino e con lui, a fine maggio, ha visitato le ex Ogr, tre edifici di elegante archeologia industriale accanto al nuovo Politecnico. «L'arrivo del Guggenheim - dice il vicesindaco Tom Dealessandri - sarebbe eccezionale perché la vicinanza al Poli ci permetterebbe di offrire al visitatore un luogo dove accanto alla cultura ci sarebbero in mostra anche le nostre capacità scientifiche e del sapere».
"Guggenheim a Torino? Sì, ma a spese loro"
Il sindaco di Torino, Chiamparino, ha escluso che l'arrivo del Guggenheim a Torino possa pregiudicare gli ottimi rapporti con la città di Venezia e il suo direttore, Cacciari. Il vicesindaco Tom Dealessandri ha invece espresso entusiasmo per l'idea di avere il Guggenheim vicino al Politecnico, che potrebbe offrire un luogo unico per visitatori che desiderano accedere alla cultura e al sapere scientifico. La presidente della Fondazione di via Modane, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, ha espresso preoccupazioni sull'eventuale importazione della Guggenheim, sostenendo che la città potrebbe esportare arte contemporanea e che la Guggenheim si fa finanziare dal Paese ospite.
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