La sottoescavazione che ha permesso di ridurre la pendenza del monumento fu inventata da uno studioso italiano, Fernando Terracina, e collaudata nella capitale centroamericana A.a.V.v., «La Torre restituita. Gli studi e gli interventi che hanno consentito la stabilizzazione della Torre di Pisa», volume speciale del Bollettino d'Arte del ministero per i Beni e le attività culturali. Stralcio del discorso pronunciato da Salvatore Settis all'Accademia nazionaledei Lincei in presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Salvare la Torre con le tecnologie più avanzate, ma nel massimo rispetto delle caratteristiche fisiche e storiche del monumento, era una sfida straordinariamente difficile: la prima e più importante ragione di questi volumi è documentare perché e come ci si è arrivati. La soluzione adottata per ridurre la pendenza della Torre è la "sottoescavazione controllata", che consiste in sostanza nell'estrarre delicatamente e gradualmente dal terreno, sul lato nord (opposto a quello verso cui la Torre pende) piccole quantità di terreno. Si sono create in tal modo minuscole cavità che la Torre, col suo stesso peso, ha gradualmente "chiuso", tornando leggermente verso nord e con ciò riducendo la propria inclinazione di circa un decimo. Questa soluzione è stata immaginata per la Torre da un geotecnico italiano, Fernando Terracina, che la espose sulla rivista «Geotechnique» del 1962. Il suo era un articolo concettuale e teorico, perché in quel momento la Torre non correva imminenti pericoli. Ma fra i lettori di quell'articolo vi fu un giovane messicano che studiava ingegneria a Roma, e che se ne ricordò trent'anni dopo, quando dovette occuparsi della cattedrale di città del Messico, i cui muri tendono a sprofondare nel terreno (l'estrazione di terreno cominciò nel 1993). L'esperimento messicano rilanciò l'idea di Terracina: e fu anche per questo che il Comitato per la salvaguardia della Torre considerò questa metodologia, fin dal principio, come una delle possibili soluzioni per salvare la Torre. La "sottoescavazione" ha fatto dunque un bel viaggio: da Pisa a Pisa, via Città del Messico. La scelta della sottoescavazione, a preferenza di altre possibili metodologie d'intervento, rispondeva a una precisa filosofia della conservazione, sulla quale molto presto il Comitato preposto si trovò d'accordo: optare, a parità di sicurezza del risultato finale, per la soluzione che consentisse di rispettare al massimo l'integrità della Torre come monumento storico; che non ne compromettesse neppure in minima parte la natura di edificio medievale. Per intenderci: la soluzione brutale di smontare la Torre e ricostruirla, magari con un'anima di cemento armato rivestita degli antichi marmi, avrebbe sì ricreato l'apparenza della Torre, ma ne avrebbe distrutto la sostanza, cancellando per sempre ogni traccia delle tecniche costruttive di quegli antichi maestri. Altre soluzioni sarebbero state comunque invasive, anche se meno dello smontaggio. La sottoescavazione invece ha permesso di salvare la Torre senza nemmeno toccarla, agendo non sull'edificio ma sul suolo composito ed "elastico" col quale esso interagisce da secoli. Questa soluzione è stata dunque rispettosa non solo dell'integrità della Torre, ma anche del suo "codice genetico": lo stesso suolo che ne ha provocato l'inclinazione è stato opportunamente trattato per ridurre l'inclinazione, e con ciò assicurare ancora al monumento una lunga vita. Questa "filosofia d'intervento", col suo finale successo, è tanto più notevole se si pensa alla composizione del Comitato che ha messo a punto e portato a termine il progetto. Costituito all'insegna dell'interdisciplinarietà e presieduto con energia e competenza da Michele Jamiolkowski, il Comitato, di carattere tecnico e non politico, ha incluso ingegneri geotecnici, ingegneri strutturisti, esperti di restauro architettonico e materico e di litologia, storici dell'arte, archeologi. Un Comitato internazionale, ma con fondi interamente italiani, sostenuto e riconfermato da tutti i governi di ogni colore politico, che è riuscito a portare a termine i propri lavori con un risparmio di alcuni miliardi di lire rispetto alla cifra inizialmente prevista: insomma, un bel caso di funzionamento delle istituzioni. Per tutti i membri del Comitato è stata una straordinaria esperienza professionale lavorare fianco a fianco, confrontando i nostri diversi saperi e giungendo, dopo discussioni lunghe e appassionate, a una soluzione che accoppia il massimo della tecnologia avanzata col massimo del rispetto per la storia del monumento e per l'etica del restauro. Perciò un esperto francese, Jean-Louis Taupin, ha definito il lavoro del Comitato «una rivoluzione culturale»: perché tale è l'idea di convocare intorno alla Torre esperti di discipline, culture, linguaggi diversi, che hanno elaborato una strategia comune, mirata non solo a studi astratti ma a un concreto intervento, altamente specialistico e sofisticato, unico al mondo per metodologia e per esiti. Il problema della Torre, per la stretta connessione fra rischio di collasso strutturale, pendenza e degrado dei materiali, richiedeva un tale approccio unitario: non solo confronto, ma sintesi e integrazione fra i risultati delle diverse competenze, e i poteri necessari per agire poi subito e senza mediazioni sul monumento stesso. Questa è dunque la lezione del progetto Torre: la cultura italiana della conservazione, fra le più avanzate del mondo grazie anche all'esperienza dell'Istituto centrale per il restauro (che in tutto il progetto ha avuto un ruolo essenziale, e che oggi continuali restauro materico delle superfici della Torre), ha saputo combinarsi in perfetto equilibrio, in un intenso dialogo transdisciplinare, coi saperi tecnologici, per consegnare alle generazioni future uno dei monumenti più famosi del mondo. Nei lunghi anni della sua attività, il Comitato per la Torre ha prodotto una mole impressionante di documenti, che non sarebbe stato ragionevole stampare come tali, anche se essi devono restare a disposizione degli studiosi sia negli archivi dell'Opera della Primaziale pisana che in un apposito sito web. In questi volumi a stampa si è cercato di offrire una sintesi dei lavori e delle conoscenze che ne sono emersi, non solo per documentare quanto è accaduto e sottoporlo al giudizio degli specialisti, ma anche per offrire, anche nel futuro, gli opportuni strumenti di conoscenza sulla Torre e sul suo comportamento, sui lavori del Comitato e sulle decisioni che abbiamo via via assunto e implementato. Il primo dei tre volumi offre a sua volta una sorta di overview storica e tecnica sulle problematiche della Torre, sulle metodologie d'intervento e sui risultati, mentre il II volume raccoglie i contributi di natura geotecnica e il III affronta sia gli aspetti strutturali che le ricerche per il restauro delle superfici lapidee. L'interazione istituzionale fra l'Opera della Primaziale, i ministeri dei Beni culturali e delle infrastrutture e la Scuola Normale superiore è un altro degli aspetti esemplari del "Progetto Torre": una storia italiana a lieto fine, che i volumi di questa Torre restituita consegnano all'attenzione delle generazioni future. La presenza del presidente della Repubblica nella sede della più insigne Accademia italiana in occasione della presentazione di questi volumi ha un significato particolare per noi che abbiamo lavorato al progetto Torre e all'edizione di questi volumi, ma anche per tutti i cittadini che riconoscono nella Torre di Pisa un monumento e un simbolo della storia, dell'arte e della cultura d'Italia e d'Europa. Assistendo oggi alla presentazione di questi volumi, il Capo dello Stato suggella al massimo livello, con l'altissima dignità del suo ufficiò e con l'autorità della sua persona, un lavoro collettivo, arduo, lungo, spesso oscuro, condotto per molti anni per assicurare alle generazioni future quello che le generazioni passate hanno saputo conservare e tramandare fino a noi. Il percorso che abbiamo compiuto, dagli studi teorici ai lavori per la riduzione della pendenza, fino agli Atti scientifici del Comitato che La Torre restituita rende noti, è un caso di positiva interazione fra istituzioni pubbliche, e mostra che esse possono e devono funzionare, nello spirito e nella lèttera di uno dei principi fondamentali della Repubblica, l'articolo o della nostra Costituzione: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». In questo caso, ha saputo farlo.
il Sole 24 Ore
10 Giugno 2007
La Torre salvata in Messico
SA
Salvatore Settis
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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