SEGNI MULTIPLI» è la mostra che ha inaugurato ieri a Pisa alla presenza di numerose autorità il Museo della Grafica che l'Università e il Comune di Pisa hanno voluto in quel palazzo Lanfranchi, di origine medievale, che già da solo è una fotografia di arte, eleganza e storia. Una mostra non figurativa eppure così affascinante dedicata ad una significativa selezione di opere della donazione Giulio Carlo Argan, di quel nucleo, cioè, di oltre seicento fra incisioni e disegni che documentano le amicizie e le relazioni del grande storico e critico d'arte con generazioni di artisti di diversa formazione e Cultura che la figlia Paola Argan e suo figlio Andrea hanno recentemente donato all'Università di Pisa. UNA MOSTRA che si «autolegge», favorita da un allestimento elegante e semplice, guidata e «consigliata» da alcune citazioni stampate sulle pareti in un vero e proprio viaggio nella grafica del secondo Novecento. Si chiama «Segni multipli» non solo perché i segni sono molteplici nella loro differenziazione di linguaggio, ma anche perché la molteplicità dei segni è data dalla loro capacità di essere ripetuti, riprodotti. Il segno diventa forza di diffusione. Conoscenza. Messaggio sociale. Il segno, del resto, è il gesto primordiale. E' il principio dominante dell'esperienza artistica che Argan voleva fosse anche processo educativo. Arte impegnata nel sociale. Segni multipli, quindi, anche e soprattutto per il ruolo dato alla stampa e al multiplo in un'accezione etica ancora prima che estetica. COSÌ, LA MOSTRA è una panoramica sulle molteplici ricerche degli artisti italiani in anni di intense meditazioni formali in cui proprio l'impegno di studioso e di intellettuale di Argan, mai disgiunto da una convinta e appassionata partecipazione alla vita politica, aveva aperto orizzonti nuovi ai linguaggi dell'arte contemporanea, consentendone un pieno riconoscimento nel contesto di un dibattito internazionale. OLTRE ALLE OPERE di alcune delle presenze più rilevanti dell'arte italiana in un arco di tempo che dal dopoguerra arriva ai primi anni Ottanta (da Capogrossi a Vedova, da Conti a Mastroianni, da Munari a Strazza) acquistano ad esempio un particolare significato le opere di alcuni degli artisti del «Gruppo 1» (Frasca, Santoro, Uncini, Pace, Carrino) nato a Roma nel 1962 e che trovava in Argan il riferimento teorico. C'è una sezione dedicata al rapporto fra segno e parola, c'è l'esperienza «optical», non manca l'opera di Reggiani, l'ingegnere della pittura, colui che ha voluto differenziarsi dal pittore-pittore così amante dell'impasto e del tocco e dall'instancabile costruttore di poetiche quale è il pittore-letterato. C'è l'opera incisoria di Fattori; non mancano una trentina di acqueforti di Giorgio Morandi. E ancora, suggestivi e emozionanti gli arabeschi con le loro circonvoluzioni senza fine, con quella loro capacità di passare dall'inerzia del colore alla vibrazione della luce. A una litografia, «Testa femminile», il compito di chiudere la mostra. La firma, con dedica all'Università di Pisa, è di Pablo Picasso.
Pisa. Un Museo per la Grafica. Inaugurato ieri con Segni Multipli donazione di Argan
La mostra "Segni multipli" è stata inaugurata al Museo della Grafica di Pisa. La mostra è dedicata a una selezione di opere della donazione Giulio Carlo Argan, che documentano le amicizie e le relazioni con generazioni di artisti. La mostra si autolegge come viaggio nella grafica del secondo Novecento, con un allestimento elegante e semplice. Il segno diventa forza di diffusione, conoscenza e messaggio sociale. La mostra è una panoramica sulle ricerche degli artisti italiani in anni di intense meditazioni formali. Sono presenti opere di artisti italiani, come Capogrossi, Vedova, Conti e Mastroianni, nonché del Gruppo 1, nato a Roma nel 1962.
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