AL PADIGLIONE VENEZIA VENEZIA «Massimo Cacciari si è candidato a fare il presidente della Biennale affermando dì averne i titoli; domani gli proporrò un patto, io faccio il sindaco di Venezia e lui passa alla Biennale, credo di averne i titoli anch'io». Così Giancarlo Galan taglia corto sulle future nomine del cda della Biennale del dopo Croff. La battuta arriva all'indomani della visita del Ministro per i Beni Culturali alla Biennale. E Rutelli, da parte sua, aveva aperto un largo spiraglio sulla riconferma di Davide Croff alla guida della fondazione veneziana. Però Galan pare non essere d'accordo. E spara a zero anche sulla «sciagurata» proposta di Rutelli alla Collezione Peggy Guggenheim. «Mi chiedo come possa un ministro della cultura dice Galan anche solo pensare di offrire a un'istituzione come la Guggenheim in laguna, un'altra sede a Roma o a Torino. Al contrario avrebbe dovuto chiedere di cosa c'è bisogno per farli restare a Venezia e per ampliarsi». E il discorso scivola inevitabilmente sulla querelle dì Punta della Dogana, per una volta, con un accenno dì distensione dopo il lungo braccio di ferro con la cordata vincitrice di Francois Pìnault. «In Veneto, a Venezia commenta Galan si arriva a indire una gara, così come normalmente si fa per un ospedale, un centro commerciale, per uno spazio culturale. Certo, perdere non fa mai piacere, ma alla fine devo ammettere che è un dato positivo: ci si contende un luogo di cultura. Tant'è che alla fine non faremo neppure ricorso contro la decisione del Comune». La pace definitiva fra Ca' Farsetti e Palazzo Balbi scoppia all'ombra dei rinato padiglione Venezia che riunisce anche il presidente della provincia Davide Zoggia, il presidente della Biennale Croff e i tre curatori, Chiara Bertela, Angela Vettese e Luca Massimo Barbero. Ringraziamenti soprattutto ai tre critici che in meno di un mese hanno fatto restaurare (con fondi regionali) il padiglione abbandonato dal '68 e allestito un omaggio a Vedova con sei grandi «capolavori in bianco e nero» come lì definisce Barbero, realizzati espressamente da un grande del contemporaneo, Georg Baselitz, in onore dell'amico Emilio Vedova. Al centro del padiglione il Plurimo con cui Vedova vinse nel '97 il Leone d'oro alla carriera e, a completare la mostra, due video dall'archivio dell'Asac. «Spettacolare» è il commosso commento del sindaco davanti alla mostra, dedicata all'amico artista scomparso un anno fa.