Dopo anni di silenzio l'amministrazione demaniale ha spedito cartelle salatissime, anche per molte migliaia di euro. Rumorosa assemblea dei cittadini inferociti Tassato anche il municipio per le porte incardinate ai bastioni. Filippin (Ascom) guida la protesta. Il sindaco mette a disposizione un tecnico comunale Marostica Il Comune si è già rassegnato a pagare: 158 euro l'anno per ogni porta di accesso a Marostica che si appoggia alle mura, intestate da fine Ottocento al demanio, più un altro migliaio di euro per il Castello superiore. I privati, invece, non ne vogliono sapere di piegare la testa davanti a un balzello dal sapore feudale. «Di fatto, è una gabella per entrare e uscire dal centro. Siamo cittadini o sudditi? Mi pare di essere tornato in pieno Medioevo, ai tempi della stanga». A dar voce alla rabbia della gente è Rino Filippin, vicepresidente dell'Ascom provinciale: gli è stato intimato di sborsare 3.000 euro perché, nella sua proprietà, un muretto poggia sulla cinta storica. Nella sua stessa condizione, con importi che in certe cartelle arrivano a quattro zeri, si ritrova un'altra cinquantina di famiglie di Marostica, titolari di immobili appena dentro o fuori la fortificazione antica: negli ultimi tre mesi, si sono viste recapitare analoghe ingiunzioni di pagamento perché tettoie, manufatti o parti delle loro abitazioni toccano le mura o comunque non osservano la fascia di rispetto di tre metri imposta dal codice. E a tutte, ora, lo Stato chiede di versare migliaia di euro di indennizzo per i dieci anni scorsi (all'undicesimo scatta la prescrizione) e di stipulare una convenzione che fissi il canone da pagare in futuro. I responsabili dell'agenzia demaniale di Vicenza avrebbero dovuto dare spiegazioni in un'assemblea indetta ieri mattina dal Comune nell'ex chiesetta San Marco. Ma, dopo aver assicurato in un primo momento la loro presenza, al dunque i funzionari statali si sono tirati indietro, con la scusa che le varie situazioni sono molto soggettive e vanno esaminate individualmente. Così il sindaco Alcide Bertazzo si è trovato da solo a far fronte a una platea inferocita.«Il metodo - ha attaccato Filippin - è assolutamente non condivisibile: un secolo di silenzio e poi tutt'a un tratto questa mazzata». «Si vede che, dall'alto, qualcuno ha ordinato al demanio di recuperare soldi», ha ipotizzato Bertazzo. Pur ribadendo la sua stima verso il sindaco, Filippin ha accusato l'amministrazione di avere lasciato sola la cittadinanza: «Doveva esserci più vicina e convocare subito una riunione con il demanio e la Soprintendenza per dirimere la questione». Adesso comincia a essere già tardi, come ha spiegato il legale interpellato dai residenti, Giovanni Ferasin: «Un eventuale ricorso al Tar va fatto entro 60 giorni dal provvedimento, termine che in parecchi casi è già scaduto». Il gruppo di "tassati" capitanato da Filippin però non demorde: con una lettera ha invitato il demanio a congelare i pagamenti per due mesi e ad aprire un tavolo di confronto. A discarico dei contribuenti, ci può essere un oggettivo riscontro: diverse strutture "incriminate" sono state costruite prima che lo Stato entrasse in possesso delle mura. Bertazzo ha perciò raccomandato ai concittadini di documentarsi sulla data di edificazione e su eventuali condoni ottenuti. A loro disposizione il sindaco ha già messo un tecnico comunale: «Più di questo non posso fare, anche perché bisogna verificare quanti siano gli abusi edilizi».E per chi volesse demolire baracche e muriccioli, per evitare salassi? Non è così semplice: «Deve presentare in Comune una dichiarazione di inizio attività - ha indicato Bertazzo - perché l'abbattimento va autorizzato dalla Soprintendenza ». Tutto molto kafkiano.