LA PAROLA AI LETTORI All'ingresso del futuro Museo Civico di S.Caterina è ancora ben visibile il manifesto che illustra gli studi ed i lavori realizzati nelle scuole elementari e medie nell'ambito del progetto di ricerca "Primordia Urbis" che merita, per l'impegno e per i risultati, tutto il nostro apprezzammento. Una visita alla Mostra dei lavori eseguiti dagli alunnistudenti permette di capire l'importanza data dagli insegnanti alla conoscenza dell'oggetto originario, il "reperto storico": la possibilità di un esame diretto, di toccare con mano, di vedere nel dettaglio i decori o gli impasti permette una comprensione migliore dell'oggetto ed un confronto con quanto di simile è nel nostro uso quotidiano: permette di comprenderlo, di farlo diventare storia e conoscenza personale. Questa mostra di lavori precede di poco l'ormai prossima "nuova" inaugurazione della parte del complesso di S.Caterina destinata alla sistemazione definitiva dei reperti archeologici trevigiani. Stante la deplorevole scarsa conoscenza dell'archeologia trevigiana, avremmo preferito che fosse riferita alla sistemazione dei reperti attualmente disponibili; confidiamo infatti che ci siano spazi sufficienti per esporre quanto è stato scavato e non è ancora disponibile (essendo allo studio della Soprintendenza Archeologica) o è ancora nei depositi o in collezioni private, e quanto si potrà in futura in altri scavi sempre possibili. Speriamo anche che in S.Caterina ci sia posto (e sia previsto) anche per lo storia del luogo e dell'edificio; il recupero è avvenuto modificando l'assetto originario senza tener conto di quanto esisteva prima della costruzione del Convento dei Servi di Maria. Ci riferiamo al Palazzo dei Da Camino, Signori di Treviso dal 1283 al 1312, cacciati dai trevigiani in uno di quei gloriosi momenti in cui non hanno detto "mi non vao a combatar". E' importante, avendo queste possibilità, non tralasciare alcun segno della storia, cogliere tutte le occasioni per mostrare che anche gli edifici ne hanno e la raccontano nei muri, negli intonaci, nelle scritte, nelle decorazioni. Sarebbe stato bello che della storia di S.Caterina avesse fatto parte anche quanto restava dell'arredo della mostra di Arturo Martini inventato da Carlo Scarpa, maLe nostre raccolte archeologiche non sono in un edificio qualsiasi; sono museo in un museo. Per questi motivi riteniamo sbagliato non tenere in evidenza ed in vista neanche una piccola parte delle antiche pavimentazioni stradali emerse durante i lavori per la pavimentazione della piazzetta antistante l'ingresso: nel raggio di 20 metri si sarebbero potuti vedere cinque tipi di pavimentazione realizzati a Treviso in 700 anni: il mattonato a coltello, il codolà dove il primo era stato consumato dal traffico, il codolà ottocentesco del vicolo di S.Chiara, il porfido moderno di via S.Caterina ed il nuovo pavimento in lastre di trachite: Ed in più l'aumento in altezza delle varie pavimentazioni. Cinque esempi fanno un museo della pavimentazione. Ma non a Treviso. Sezione di Treviso di Italia Nostra