ROMA - E se Carlo Fontana diventasse il nuovo direttore generale per la Musica al ministero per i Beni e le attività culturali diretto da Giuliano Urbani? Da ieri pomeriggio, cioè poche ore dopo l'approvazione della riforma del dicastero da parte del Consiglio dei ministri, l'ipotesi è diventata molto più concreta di una semplice illazione. Non erano in pochi, negli uffici intorno al grande studio del ministro, a giurare che la proposta raggiungerà nel giro di poco tempo l'attuale soprintendente della Scala. Veniamo ai fatti. Ieri a palazzo Chigi è stata approvata la riorganizzazione del dicastero di Urbani. Nel nuovo Dipartimento per lo spettacolo e lo sport nasce una direzione generale che prima non esisteva: quella della Musica, per anni confusa (in mezzo a mille e ricorrenti polemiche) in quella dello «Spettacolo dal vivo» accanto al teatro e addirittura ai circhi e agli «spettacoli viaggianti». Un vero calderone, insomma. E, per di più una contraddizione in termini visto che ben il 48 per cento di tutte le sovvenzioni statali destinate allo spettacolo raggiunge il settore della lirica. Urbani ha quindi deciso di dare una guida unica al settore accorpando le competenze in materia dei tre servizi dell'antica direzione generale: musica lirica, musica concertistica, danza. Un incarico che sembra fatto apposta per sciogliere il complicatissimo nodo della Scala e per risolvere la contrapposizione tra il soprintendente Carlo Fontana e il maestro Riccardo Muti. Urbani lo ha ripetuto mercoledì scorso al nostro giornale: «Considero il maestro Riccardo Muti un valore primario, occorre che Muti resti alla Scala». Ma il ministro per i Beni e le attività culturali ha anche immaginato per Fontana, parlando col Corriere della Sera, «un incarico istituzionale» ben conoscendo l'esperienza maturata da Fontana in questi tredici anni trascorsi alla guida del massimo teatro lirico italiano. Il famoso «incarico istituzionale» potrebbe da ieri avere un nome ben preciso: la direzione generale per la Musica. In molti ambienti vicini al ministro il nome dell'attuale soprintendente scaligero, girava insistentemente. Chiunque si ritroverà seduto su quella poltrona disporrà, comunque, di un notevole potere nella musica italiana: diventerà il responsabile degli interventi finanziari nell'intero settore e inevitabilmente si trasformerà nel più stretto collaboratore del ministro in quel campo. Qualsiasi atto amministrativo passerà sulla sua scrivania, inclusi quelli legati alla Scala. E il futuro riassetto degli enti lirici dovrà necessariamente portare la sua firma. Basterà questa probabilissima proposta del ministro ad attirare l'attenzione di Carlo Fontana che ripete di non aver avanzato «richieste alternative»? Resta però aperto un interrogativo di fondo legato ai tempi. L'approvazione dei decreti attuativi della riforma richiede i tipici tempi italiani e quindi prima della primavera l'ufficio non potrà materialmente aprire, indipendentemente dal nome che Urbani designerà. E la soluzione del nodo Scala richiede tempi rapidi, ovvero immediati. Intanto a Milano tutti gli occhi sono puntati verso la riunione del Consiglio di amministrazione convocata per lunedì. Molti continuano a sperare che Carlo Fontana finisca con l'accettare l'incarico di vicepresidente con deleghe. Ieri il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, non ha rinunciato alla battuta: «Siamo in sala operatoria col paziente sul lettino». Chissà che l'operazione non si concluda con un futuro trasloco a Roma nei monumentali uffici ministeriali ospitati nell'ex Collegio Romano fondato dai padri gesuiti nel 1584 eseguendo il grandioso progetto culturale immaginato da Sant'Ignazio.
Urbani offre la Musica a Fontana
Il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, ha approvato la riorganizzazione del dicastero e ha creato una direzione generale per la Musica. L'incarico è stato pensato per sciogliere il nodo della Scala e risolvere la contrapposizione tra il soprintendente Carlo Fontana e il maestro Riccardo Muti. Fontana potrebbe diventare il nuovo direttore generale per la Musica, con un incarico istituzionale che gli conferirebbe un notevole potere nella musica italiana. La proposta è stata avanzata dal ministro Urbani, che ha anche affermato di considerare il maestro Muti un valore primario e di volerlo mantenere alla Scala.
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