La denuncia dell'archeologa Rita Paris: è ormai in atto un processo di legittimazione delle illegalità «RIUNIONI da far venire il mal di fegato, dove tra violente manifestazioni di arroganza e incompetenza dovevo cercare di dimostrare che, nell'insieme delle leggi esistenti, il nostro parere era necessario e che si stava trattando dell'Appia, per la cui difesa Antonio Cederna aveva speso la vita». Così, con lucido impeto, ha parlato l'altro ieri, nel gran salone di Palazzo Massimo, Rita Paris, Direttore del Museo Archeologico Nazionale, ed ha raccontato i suoi tormenti professionali, derivanti dalla delega attribuitale per l'intero territorio dell'Appia Antica(romana). L'occasione era l'omaggio a Cederna, a 10anni della sua morte, con la presentazione del libro a lui dedicato, "Un italiano scomodo. Attualità e necessità di Antonio Cederna", curato da Maria Pia Guermandi e Valeria Cicala (Bonomia University Press,euro 23), relatori Adriano La Regina, titolare del Parco Archeologico dell'Appia Antica, Piero Guzzo, Giovanni Losavio, BrunoToscano, Angelo Bottini, Soprintendente archeologico di Roma, fino agli urbanisti "classici" della Città Eterna, Vezio De Lucia ed Italo Insolera, l'urbanista giovane Paolo Berdini («Ho capito perché si fanno tanti parcheggi, e nuove cementificazioni, perché i Comuni ormai sono privi di risorse finanziarie»), e appunto Rita Paris, che è anche la responsabile dell'Archivio Cederna, e del restauro del casale di Capo di Bove, in cui esso sarà collocato. Ma torniamo all'Appia, che insieme al progetto di riarcheologizzazione dei Fori Imperiali costituì uno dei due capisaldi delle battaglie di Cederna. L'appassionato intervento di Rita Paris continua elencando i disastri subiti, dopo la morte dell'archeologo urbanista e scrittore, da un territorio che, nel suo primo articolo sull'argomento, pubblicato da Il Mondo di Mario Pannunzio l'8 settembre 1953 e intitolato "I gangsters dell 'Appia", egli descriveva così: «Quello che l'anno scorso era ancora un pezzo di campagna romana... è oggi un deserto d'inferno, sconvolto dalle macchine scavatrici che hanno distrutto alberi prati ed orti». E Rita Paris attualizza: «Di fatto, il piano regolatore dell'Appia è stato l'abusivismo o, come si dice oggi, "lo sviluppo edilizio spontaneo" che ha portato a stralciare la zona Cava Pace dai perimetri del Parco e presto porterà, anche secondo le previsioni del Piano del Parco, a riconoscere di fatto le trasformazioni per gli abusi, istituendo una gerarchiadi "legittimazione"che non doveva esistere, perché già 50 anni fa ne era stata prescritta l'integrità della conservazione». Quindi elenca: «Ci ritroviamo così di fronte, quando va bene, a vivai spontanei cresciuti a dismisura che si attrezzano ovviamente con uffici e ristoranti, ad impianti sportivi completamente abusivi, con campi, club houses, ristoranti e piscine, sempre molto ambite dai poveri "sfortunati" che non sono riusciti a farle passare nei condoni precedenti e che si presentano travestite da riserve idriche o altro, con tanto di pressioni di personaggi politici».Ma non mancano«i rimessaggi di grossi veicoli, roulottes, materiali edilizi, capannoni industriali». «A questo punto - conclude l'amareggiata archeologa - si lascia credere che l'Appia Antica sia un Parco pubblico, una cartellonistica ne segna il perimetro, ed i turisti disorientati si chiedono dove sia questo Parco». Le solitarie vittorie ottenute dal «poco attrezzato ufficetto dell'Appia in Soprintendenza», Rita le ha ricordate sottolineando l'asprezza e la fatica delle conquiste: «Si è tentato di far passare qualche vincolo, con scarsissimi risultati - Adriano La Regina aveva già detto che il Codice Urbani rende impossibile apporre vincoli alle Soprintendenze - si è arricchito il patrimonio con scavi e restauri, si sono aperti al pubblico la Villa dei Quintili, Cecilia Metella, si è ridata dignità alla strada e ai suoi monumenti». Ma sul recupero archeologico dei Fori Imperiali è stato durissimo l'intervento di Vezio De Lucia, che ha invitato a dire la verità: «la pietra tombale sul Progetto Fori è stata posta definitivamente nel 2001, con un decreto di vincolo monumentale che congela lo stato di fatto da via dei Fori e dintorni fino alle Terme di Caracalla ».