«L'applicazione dell'innovazione tecnologica al settore dei beni culturali crea una moltiplicazione di ambiti produttivi impensabile fino a pochissimi anni fa. Contemporaneamente, accade che il turismo culturale stia diventando trainante rispetto al tradizionale turismo balneare o montano». Gianfranco Imperatori, banchiere e filantropo, da una vita nei beni culturali, attualmente segretario generale dell'Associazione Civita, spinge sull'acceleratore perché l'Italia, proprio l'Italia che nel mondo è considerata un 'bene culturale' essa stessa, non perda l'occasione storica che viene da questo doppio trend combinato. «E' anche un'occasione d'incontro spiega fra imprese e amministrazione pubblica, che devono lavorare insieme perché si possano cogliere appieno i frutti del cosiddetto 'rinascimento digitale'. E' una sfida sia economica che conoscitiva: i sistemi tradizionali di classificazione del sapere vengono profondamente modificati, pensiamo solo alla rivoluzione di Internet, e così si creano occasioni di connessioni infinite, imprevedibili e, se saggiamente amministrate, estremamente utili all'allargamento delle nostre capacità di visione». L'innovazione può innanzitutto aumentare la fruibilità del beni culturali: i sistemi virtuali, le immagini in 3D, i palmari, oltre naturalmente alla stessa Internet, permettono la valorizzazione di siti archeologici e musei. «Non rappresentano, è provato, un'alternativa alla visita vera e propria», chiarisce Imperatori. «Anzi, offrendo una serie di informazioni preventive, aumenta il desiderio di andare di persona a vedere il bene in questione. E aumenta il bagaglio di conoscenze intorno a quel bene: storiche, architettoniche, contestuali. Con le tecnologie, poi, si stimola una serie di settori nuovi, dall'artigianato artistico all'enogastronomia». Punto centrale di questa nuova economia della cultura è la revisione dei canoni di formazione. Come dimostra lo studio "La formazione vale un patrimonio" appena redatto per Civita e l'editore Giunti dall'economista Pietro Valentino, non più del 15 dei laureati in lettere, in archeologia, in architettura e perfino in conservazione dei beni culturali, il corso di laurea istituito negli anni 80, finisce con il lavorare nei beni culturali stessi. Lo stesso studio, riportando dati Istat, ricorda che il reddito medio mensile di un 'generico' laureato è di 1.300 euro, quello di un laureato in beni culturali di 1.100, il 13,5 di meno. «E' urgente migliorare sia la qualità della formazione oggi fornita dall'università osserva Imperatori sia la recettività del mondo del lavoro rispetto a questi specialisti, ai quali con la nuova fase si possono offrire più possibilità di una collocazione interessante». La formazione deve migliorare già a scuola, «dove l'ora di educazione artistica è messa in fondo alla settimana», dice Imperatori. Un'iniziativa l'ha presa la stessa Civita con il ministero della Pubblica Istruzione. Si chiama 'progetto novAArte': coinvolge 500 scuole che 'adottano' un bene culturale sul quale costruiscono un progetto di valorizzazione. «Sono previsti due momenti integrati: oltre alla costruzione in classe del piano di valorizzazione, c'è la formazione dell'insegnante. In entrambi i momenti vogliamo utilizzare le tecniche di elearning e di apprendimento collaborativo legate ai nuovi strumenti tecnologici: lavagne digitali interattive, navigatori portatili, kit editoriali, contenuti multimediali fruibili da un portale. Il progetto consentirà agli insegnanti di acquisire nuove competenze didattiche trasversali e agli alunni di confrontarsi con un metodo di apprendimento più rispondente alle esigenze della società della conoscenza». E' urgente fare in fretta per non perdere il 'treno' della tecnologia. «Tra l'altro dice Imperatori si dovrebbero confermare gli standard previsti per i siti web dei musei: chiarezza nell'esposizione dei contenti, semplicità di navigazione, interoperabilità fra le istituzioni, accessibilità. E poi si devono cogliere le opportunità offerte dall'Umts e dalle altre innovazioni nella telefonia mobile». A quel punto si potrà davvero dire che con i metodi più moderni si aiuta l'Italia a valorizzare il suo bene più prezioso, che è anche il più antico e glorioso
Le tecnologie, un'occasione d'oro per i beni culturali
Gianfranco Imperatori, segretario generale dell'Associazione Civita, sottolinea l'importanza dell'innovazione tecnologica nel settore dei beni culturali. Il turismo culturale sta diventando un trainante rispetto al turismo tradizionale, e l'Italia ha l'opportunità di valorizzare il suo patrimonio culturale. L'innovazione può aumentare la fruibilità dei beni culturali, offrendo sistemi virtuali, immagini in 3D e altre tecnologie che permettono la valorizzazione di siti archeologici e musei. Tuttavia, è necessario migliorare la formazione dei specialisti nel settore, in particolare a scuola, dove l'ora di educazione artistica è ridotta.
Artista / Persona
Bene culturale
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