Quattro anni fa il cedimento del pavimento, di parte della volta e di due pesanti lastre dall'altare maggiore DON LUCIANO DIVONA, da venticinque anni parroco di San Giovanni Battista, a Quarto, tira un sospiro di sollievo. «Finalmente», dice, seduto alla scrivania del suo studio, in una stanza della canonica, a piano terra. «Finalmente», fanno eco, idealmente, i 10 mila parrocchiani costretti, da quattro anni, a emigrare nella vicina chiesa dei Salesiani per partecipare alla messa, far battezzare i loro bimbi e per celebrare matrimoni, comunioni e funerali. «Finalmente» lo scorso 16 aprile sono iniziati i lavori per il recupero della chiesa, chiusa dal luglio 2003 dopo tre cedimenti strutturali avvenuti nel giro di poche settimane. «All'inizio non sembrava un quadro così preoccupante - racconta don Luciano -. Ai primi di luglio aveva ceduto la parte in canniccio del pavimento della canonica e, una settimana dopo, si era verificato un altro piccolo crollo nell'antica volta che sovrasta la sacrestia. Calcinacci caduti a terra ma nulla che facesse temere conseguenze più serie. Ci fu un intervento di riparazione urgente, con alcune putrelle. Sembrava tutto finito. Invece il 28 luglio la situazione si fece allarmante: nuovi danni all'altare maggiore, dal quale si staccarono due pesanti lastre laterali di marmo e alcune balaustre, sempre in marmo, che delimitano il recinto dell'altare. Decisi di chiudere la chiesa. Impensabile mettere a repentaglio l'incolumità dei fedeli». I sopralluoghi di ingegneri e geo-logi, nelle settimane successive, non esclusero le ipotesi più nere d'instabilità strutturale. San Giovanni Battista è uno dei templi storici del Levante genovese: se ne ha notizia già nell'anno Mille. Nell'ottobre 2003 un'equipe di esperti si pronunciò sulla "diagnosi": infiltrazioni d'acqua nelle parti più sotterranee e, forse, un sovraccarico sui soffitti, risultato di calcoli errati al tempo dell'ultima ristrutturazione importante (otto anni prima). L'appello alla gente di Quarto, a istituzioni, banche e fondazioni perché concorressero alle spese per il recupero, racconta don Divona, non cadde nel vuoto. E il ministero dei Beni culturali mise a disposizione un fondo straordinario di 600 mila euro. Ma il progetto di risistemazione della chiesa, firmato dall'architetto Massimo Corradi, docente di Tecnica della costruzione monumentale alla Facoltà di Architettura dell'Università di Genova, frutto di quindici mesi di studio e approvato dalla Sovrintendenza e dalla Commissione Arte Sacra della Curia, venne bocciato dall'economato della Curia «perché ritenuto troppo oneroso», dice don Divona. Due rappresentanti del Fai, Fondo italiano per l'ambiente, chiamati da una parrocchiana iscritta all'associazione che tutela i beni storico-artistici, lanciarono l'sos: «Bisogna intervenire prima che si veri-fichino danni irreparabili». Passano i mesi. La querelle va avanti. I lavori non partono. Gli abitanti del quartiere passano, tra mugugni e malcontento, davanti al portone sprangato, alle "barriere" di plastica tese intorno ai vecchi muri di pietra, al sagrato di ciottoli desolatamente vuoto. San Giovanni rischia di diventare un caso. Un anno fa, la svolta. «La Sovrintendenza ha deciso di accollarsi appalto e direzione dei lavori e il ministero dei Beni artistici e architettonici ha stanziato 300 mila euro -spiega don Luciano -. Il cantiere è già attivo, gli operai si danno da fare. Verranno consolidati un tratto delle fondamenta del muro perimetrale, le arcate delle volte che si trovano sotto la pavimentazione della chiesa e la cripta sotto l'altare maggiore, del Settecento, che verrà pure rimesso al suo posto così come il coro di legno, in via di restauro. Verranno anche rifatti il tetto della sacrestia e della canonica -spiega don Luciano che dedicherà interamente il prossimo numero del bollettino parrocchiale al capitolo lavori -. Ma anche l'organo ha bisogno di essere ripristinato. E dobbiamo rifare ex novo il tamburo a vetri dell'ingresso: quello vecchio è stato rotto per permettere l'accesso ai mezzi che hanno controllato lo stato della volta. Inoltre quattro tele sono ancora in fase di restauro. Per tutti questi interventi abbiamo a disposizione solo 12.500 euro». Non azzarda date sulla riapertura della chiesa, ma gli addetti ipotizzano giugno 2008. Frena la commozione, don Luciano, immaginando di salire sull'altare a celebrare di nuovo la messa nella "sua" chiesa, e conclude: «Penso sarà un po' nostra la soddisfazione di San Francesco che era stato invitato da Gesù a costruire la sua casa e aveva lavorato con le sue stesse mani».