L'accordo di ieri nella maggioranza. Che, alla fine, e grazie ad un estenuante lavoro di verifica, taglio e spostamento dei fondi già stanziati dalle precedenti Finanziarie, peseranno sull'indebitamento netto della pubblica amministrazione del 2004, cioè sul deficit che vale per i parametri di Maastricht, per soli 5.039 milioni di euro. Che sono poi i cinque miliardi di nuove risorse effettive che la Finanziaria 2004 stanzierà per sostenere la crescita dell'economia. I NUMERI DEL MIRACOLO E' In queste cifre, inquadrate nella complicatissima tabella che due giorni fa il Ragioniere Generale dello Stato, Vittorio Grilli ribattezzato nell'occasione «il Generale» dal premier Silvio Berlusconi ha consegnato ai leader della maggioranza riuniti a Palazzo Chlgi, che sta il «miracolo» di cui oggi molti parlano. Quello di esser riusciti a ritagliare i fondi per lo sviluppo in una Finanziaria difficilissima, concepita con 16 miliardi di euro di tagli ed entrate una tantum destinati interamente a ridurre il deficit su valori compatibili con gli impegni europei. Cinque miliardi di euro, si badi bene, che comprendono nuovi stanziamenti effettivi per 2,5-3 miliardi, ma anche risparmi prodotti dai tagli sul vecchi progetti di spesa dei singoli ministeri, e che do-vranno esser rinviati a tempi migliori perché dirottati su altre priorità. Il massimo che si poteva fare, ha spiegato nel corso del vertice il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sottolineando l'impossibilità di soddisfare tutti i desiderata avanzati dai partiti per conto dei loro ministri. DEFICIT FUORI CONTROLLO Esigenze di per sé sacrosante e più che legittime, ha osservato Tremonti incrociando lo sguardo di assenso di Grilli, ma non certo improntate al risparmio. E che, accolte tutte insieme, per la bella cifra di 35.986 milioni di euro, avrebbero fatto letteralmente esplodere il disavanzo del prossimo anno. I tagli sono piovuti un po' ovunque, anche sui fondi di via XX Settembre, il fondo globale delle spese obbligatorie in carico al ministero di Tremonti richiedeva 14,1 miliardi di euro. Ne vengono confermati 6, meno della metà, con un impatto sul deficit di 2,3 miliardi. E queste sarebbero le spese teoricamente incomprimibili, dalle quali tuttavia qualcosa resta fuori. Del resto, i fondi disponibili sono quelli che sono. Se ne deve essere resa conto il ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, presentatasi con un pacchetto da 5 miliardi di euro, e uscita dal vertice con in mano 680 milioni, dei quali 570 peseranno sul deficit. E Antonio Marzano, che per le Attività Produttive aveva chiesto 2,5 miliardi e deve accontentarsi di 200 milioni di nuove risorse. O Giuseppe Pisanu, che per gli Interni chiedeva 4,6 miliardi, ridotti a 775 milioni, più 200 che restano a sua disposizione nel Fondo unico per le aree sottoutilizzate. Non è andata tanto bene neanche al ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardì, che per il 2004 voleva 1,3 miliardi di euro, e che otterrà 115 milioni, né a Girolamo Sirchia, che per la salute si sarebbe accontentato di 603 milioni, ma ne porta a casa 273, e neppure a Franco Frattini che voleva 680 milioni per gli Esteri e ne ottiene 207. CHI VINCE Decisamente meglio è andata al ministro del Welfare, Roberto Maroni, che porta a casa 2.377 milioni, 150 in più rispetto alle esigenze avanzate. E a Roberto Castelli, sempre della Lega Nord, che per la Giustizia ottiene 1.225 milioni, a fronte dei 1.175 chiesti. Premiati, forse dalla morigeratezza delle richieste, anche Giuliano Urbani, che per i Beni Culturali voleva 61 milioni e ne avrà 95, e Maurizio Gasparri, che per le Comunicazioni aveva bisogno di 250 milioni e ne incassa 202. Fa il pieno anche Gianni Alemanno, titolare dell'Agricoltura, e grande negoziatore della Finanziaria 2004, che non a caso è uno di quelli che oggi parlano di «miracolo compiuto», il «mordicaviglie», come ha preso a chiamarlo il suo leader Gianfranco Fini dopo averlo incollato a Tremonti, deve rinunciare a 110 milioni di euro sui 944 che gli servivano. Serviranno anche per realizzare il nuovo piano idrico per l'agricoltura devastata dalla siccità. GU ULTIMI RITOCCHILa tabella degli assestamenti non è ancora definitiva. Ci si continuerà a lavorare nei prossimi giorni con l'intento di ritagliare nei vecchi stanziamenti altri fondi da destinare alle nuove priorità. L'obiettivo è quello di recuperare un altro miliardo di euro. Se verrà trovato nei vecchi stanziamenti bene, altrimenti c'è il rischio che si riapra la discussione sull'obiettivo di deficit del 2004. Per ora, in base all'accordo sulla tabella Grilli, viene quantificato al 2,1 del prodotto interno lordo, ma è lo stesso sottosegretario all'Economia, Gianluigi Magri, a far balenare l'ipotesi che sia necessario arrivare al 2,2-2,3. Nel frattempo occorrerà fare l'impossibile per contenere il deficit di quest'anno ed evitare un effetto di trascinamento. C'è chi sussurra sia pronto un decreto omnibus, con dentro il condono edilizio, forse la proroga delle sanatorie fiscali e qualcos'altro per far cassa. Sul quale, magari, porre anche la questione di fiducia.