Finita la bonifica, partono i cantieri nel quartiere Addano. «Risanata un'area dismessa» Spariti gli operai, negli anni erano arrivati i clandestini. Ucraini, moldavi, russi, zingari. Centinaia. La seconda vita dell'ex fabbrica Magneti Marelli si ricorda, nella zona, per le risse finite a coltellate e per i bidoni dei rifiuti incatenati ai cancelli dei palazzi: «Si rubavano persino quelli». La terza vita del quartiere Adriano, sulla linea che divide Milano da Sesto, comincerà a settembre. Gli edifici pericolanti saranno definitivamente demoliti, il distretto industriale cambierà in tutto, a partire dal nome. Non più ex di un'industria, ma nuovo «Parco Adriano»: un sistema di sei torri residenziali (o, se si vuole, grattacieli alti un'ottantina di metri) inserite in 155 mila metri quadrati di verde pubblico. Arriveranno piscine, centri benessere, campi sportivi, una sede universitaria e un asilo. Persino le «batterie» del quartiere saranno diverse dal passato: acqua di falda ed elettrodotti interrati. Benzina «verde». Una rivoluzione per circa 500 mila metri quadrati, tra viale Monza e il parco Lambro. Il progetto «Parco Adriano», promosso in joìnt venture da Aedes e Gefim, è figlio del programma di riqualificazione delle aree industriali approvato a Palazzo Marino nel 2000. Ultimati i lavori di bonifica, a settembre apriranno i cantieri. Tempo di realizzazione: cinque anni. Spiegano Luca Castelli e Stefano Ponchia, ad di Aedes e Gefim: «Parco Adriano vuole essere l'occasione per Milano di trovare un nuovo equilibrio tra urbanistica, architettura e natura, creando uno spazio da vivere a 360 gradi, che nasce dall'integrazione di residenze, servizi, uffici, piccola e grande distribuzione, attività ludiche e per il tempo libero». Il masterplan è firmato dall'architetto Paolo Caputo, affiancato per l'area Marelli da Valentino Benati. Il sistema del verde è studiato e organizzato da Franco Giorgetta: prevede un parco pubblico centrale da cui parte una ragnatela di giardini e percorsi alberati. E verde sarà il sistema di alimentazione degli edifici: «Questo sarà il primo progetto di sviluppo milanese che sfrutterà la nuova tecnologia messa a punto da Aem per la realizzazione di una centrale al cento per cento ecologica, che utilizzerà l'acqua di falda e non il combustibile fossile». Sei torri, la più alta di 26 piani, due affidate alle cooperative per appartamenti a prezzo convenzionato. E poi altre ville a schiera e palazzine. Così appare il progetto nella ricostruzioni al computer. Uno dei grattacieli sarà firmato da Massimiliano Fuksas, di nuovo a Milano dopo la progettazione del polo fieristico a Rho-Pero. Non si vedono i nuovi abitanti: ma saranno tra i quattro e i cinquemila. Una cittadella al confine della città. Che alla città cercherà di collegarsi dalla nuova strada inter-quartiere (in fase di studio) e dalla metrotranvia (fino alla Bicocca, al metrò, al San Raffaele). Ma che dalla città proverà ad essere autonoma, grazie agli investimenti nei servizi: una scuola per l'infanzia ( 1.800 metri quadrati), centri culturali e per anziani, un polo sportivo con campi da gioco, spazi benessere e piscine (22 mila metri quadrati) e un polo commerciale (tra gli altri, ha già firmato Esselunga). Nel disegno dell'area è previsto anche l'insediamento di un distaccamento universitario: i contatti tra le immobiliari e un paio di atenei sono in fase di definizione. Gli operai stanno già montando le gru. Si vedono oltre le reti e i cancelli di via Adriano. Si vedono e «preoccupano», dice Salvatore Gioia, consigliere di zona dell'Ulivo e rappresentante del Comitato di quartiere. Il motivo: «Spunteranno gli edifici, ma la viabilità sarà al collasso perché la zona è già intasata. Il Comune non ha messo un solo euro a bilancio per l'interramento dell'elettrodotto che consente la costruzione della strada interquartiere». Altra protesta: «L'asilo avrà solo 45 posti...». Domanda: «Ma com'è possibile che la conferenza di servizi li abbia ritenuti sufficienti?». Mentre della scuola media, chiesta e richiesta dagli abitanti, «purtroppo non c'è traccia», si lamenta Gioia: «Purtroppo dice è il sistema che non funziona». Piani d'intervento «superficiali e sbrigativi a cui non si rimedia. Tant'è».