TORINO II destino della Tav e del governo Prodi si gioca all'interno di una Road Map che passa attraverso cinque capisal-di che devono trovare il gradimento della Francia e dell'Unione Europea; permettere un'intesa politica all'interno dell'Unione e incontrare se non il via libera dei sindaci della Val di Susa, quanto-meno la loro non belligeranza o la non ostilità ad accettare un percorso di contenuto e di metodo che permetta all'Osservatorio di Mario Virano di elaborare una proposta di tracciato flessibile da adattare alle richieste del territorio. Il «tracciato segreto» svelato nelle scorse settimane da La Stampa è all'interno di questa Road Map ma era troppo rigido perché «un percorso individuato a Roma o a Torino ha poi un effetto diverso se applicato sul territorio dove si possono trovare delle soluzioni meno impattanti», spiega uno degli sher-pa incaricati di studiare la possibile via d'uscita da una situazione di stallo che rischia di.far saltare il governo Prodi. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha minacciato la crisi in caso di no alla Tav - «non voglio restare con il cerino accesso» -aveva dichiarato nei mesi scorsi. E così quel tracciato, derubricato come congettura, è stato «congelato» anche se potrebbe servire come base per il confronto con gli enti locali. Nel vertice che si svolgerà dopodomani a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Romano Prodi, dunque, si cercherà un'intesa di massima, che ammetterebbe anche il «Ni» dei sindaci, su un percorso metodologico. Il primo caposaldo conferma la necessità di realizzare il tunnel di base di 53 chilometri con due importanti novità. La prima: la galleria non uscirebbe più a Venaus. La seconda: non ci sarà più l'attraversamento della Val Cenischia e lo scavo di una seconda galleria di 12 chilometri sopra Bussoleno. L'uscita del tunnel sarebbe localizzata più a monte tra Chiomonte e Susa e realizzata in modo tale da permettere di non modificare il progetto in territorio francese. Una simile ipotesi avrebbe ottenuto l'avallo sia di Parigi che di Bruxelles. Resta da capire come saranno convinti i sindaci. Il secondo caposaldo cancella completamente l'ipotesi di realizzare la linea sulla sponda sinistra della Dora. Cancellati i 40 chilometri di galleria ipotizzati nel tracciato di Rfi, cancellato il nodo di Ca-prie e cancellato, soprattutto, l'attraverso in sotterranea del Musine ricco di amianto. Si viaggerà, dunque, sulla sponda destra seguendo e utilizzando la linea storica che sarà interrata nei paesi attraversati e quadruplicata dove possibile. Il quarto caposaldo è la decisione di far passare la Tav dall'Interporto di Orbassano. Resta da definire la modalità di collegamento con la linea storica. Il quinto punto fermo è il passaggio da Torino attraverso la realizzazione del collegamento di corso Marche. Fin qui la Road Map che il governo, per bocca del sottosegretario Enrico Letta, dovrebbe presentare nel corso del vertice di mercoledì. Che succederà a Palazzo Chigi? Per dirla con Enrico Buemi, parlamentare torinese dello Sdi, è «arrivata l'ora dove ognuno fa dei piccoli passi indietro non solo sul fronte Tav ma anche sul resto». E per il «resto» si intende una trattativa all'interno della maggioranza che comprende anche l'utilizzazione del «teso-retto» soprattutto per finanzia- [] presa a giugno e che il percorso passerà al di qua delle Alpi». Resta da risolvere il problema più complesso: il consenso dei sindaci. La scelta del governo è di non porre degli aut aut ma di usare la persuasione anche perché la Road Map, se approvata, costituisce una vittoria di quel movimento di democrazia partecipata che è riuscito a modificare radicalmente e profondamente un progetto internazionale.
Il patto per la TAV. Tunnel più corto, cambia il tracciato
Il governo Prodi si trova di fronte a un punto di svolta per la Tav, con un vertice a Palazzo Chigi che potrebbe decidere il destino del progetto. La Road Map, che passa attraverso cinque capisal, deve ottenere il gradimento della Francia e dell'Unione Europea. Il tracciato segreto svelato nelle scorse settimane prevede la realizzazione di un tunnel di base di 53 chilometri, con due importanti novità: la galleria non uscirebbe più a Venaus e non ci sarebbe più l'attraversamento della Val Cenischia. Il secondo caposalbo cancella completamente l'ipotesi di realizzare la linea sulla sponda sinistra della Dora.
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