De Capitani: tante promesse ma nessun investimento vero le priorità Puntano sugli eventi, sull' effimero e non sulle istituzioni create nel tempo. Elio De Capitani, attore, regista, drammaturgo, direttore dei Teatridithalia, che bilancio fa del primo anno di giunta Moratti in campo culturale? «Nessun bilancio, nessun giudizio. Perché ancora non hanno capito molto di come funzioni questa città». Scusi, De Capitani, non è già un giudizio? «Guardi, le primissime dichiarazioni di Vittorio Sgarbi come assessore alla Cultura sembravano andare nella giusta direzione. Diceva che l' assessore non deve fare, ma coordinare, perché a fare pensano le istituzioni culturali, giovani e antiche, che elaborano i progetti. Compito dell' amministrazione è supportarli». Sgarbi era una scommessa del sindaco. Poi cos' è successo? «Erano parole importanti, mi avevano incuriosito molto. In seguito, però, non ho visto coerenza. Aspetto ancora che si investa sulle istituzioni che Milano ha creato nel tempo, non sull' effimero». Cosa intende? «La colpa principale è credere negli eventi e non nelle istituzioni culturali, che fanno un grosso lavoro. Parlando di sala e non di tv, il teatro ha più spettatori di tutto lo sport italiano. Un festival pare più importante dell' orchestra Verdi. è sbagliato». Le polemiche sul Festival MiTo hanno toccato proprio questo tasto. «Torno ora da Madrid e là, o a Berlino, la funzione del teatro è ben chiara. In Italia il teatro attende una legge da cinquant' anni. Naturalmente non tutto dipende dal Comune, che non voglio giudicare con superficialità, tuttavia il nostro Angels in America è stato prodotto con una fondazione dell' Emilia Romagna. Ora prende un premio e a Milano non si è ancora visto». (ste.ro.)