Tra via Costaguti e la Tribuna dei Campitelli, gli edifici eretti dalle famiglie patrizie romane Via del Portico d' Ottavia evoca automaticamente l' ex Ghetto e ancora oggi costituisce un punto di riferimento quotidiano della comunità ebraica, con il complesso edilizio ricostruito tra la fine dell' Ottocento e i primi del Novecento fino al lungotevere Cenci. Ma il tessuto urbano che si estende a fronte di essa, sul lato interno, tra via Costaguti e la Tribuna di Campitelli, è punteggiato di notevoli edifici eretti da famiglie patrizie ancor prima dell' istituzione del quartiere ebraico. A cominciare dalla casa dei Manili, ricca famiglia di mercanti, al civico 2, che Lorenzo Manili «all' età di 50 anni 3 mesi e 2 giorni fondò il giorno II prima delle calende di agosto» del 1468, ovvero nel «2221 ab urbe condita». Così si legge sulla fascia a metà della facciata nella raffinata scritta con parole latine a caratteri greci e arcaismi del periodo augusteo, arricchita da antichi altorilievi. L' edificio, per quanto ristrutturato in parte al suo interno, mantiene il carattere originario con le finestre centinate e architravate, nonché il portale ad arco ribassato. Al civico 8 si distingue una suggestiva casa quattrocentesca negli originali elementi rinascimentali, con finestre architravate e mostre in marmo, anche se il portale è stato trasformato nel Novecento in porta negozio. Segue al civico 13 la casa quattrocentesca dei Fabi, antica famiglia romana, proprietaria della casa fino al 1622, quando subentrò il monastero di Sant' Ambrogio; la caratterizzano un portale arcuato con lo stemma della famiglia e due portoni di rimessa divenuti però porte negozio. Ecco quindi al civico 25 una casa trecentesca, appartenuta alle famiglie Grassi e Particappa, costituita dalla parte inferiore di una torre medievale, originariamente proprietà dell' ospedale della Consolazione. Da qui si sviluppa quanto resta del Portico d' Ottavia, al quale la via deve il nome, in forma di doppio colonnato, oggetto di varie ricostruzioni fino al III secolo d.C. Alla sua sinistra si sviluppava la Pescheria con i caratteristici lastroni per banchi di vendita annidati tra le colonne, in funzione fino al 1880. Ed è alla congregazione dei pescivendoli che si deve la costruzione dell' Oratorio annesso alla chiesa di S. Angelo in Pescheria; si distingue con un portaletto architravato al civico 33, sovrastato dall' immagine di sant' Andrea con la scritta "Locus Orationis Venditorum Piscium" e da una grande finestra semicircolare in stucco. E l' oratorio sconsacrato è oggi lo show-room delle preziose storiche porcellane di David Limentani. Al civico 28 ecco l' ultimo edificio aristocratico, la Casa dei Vallati, ricca famiglia romana, che si costruì questa dimora agli inizi del Trecento e la ristrutturò nel Cinquecento. Lo rivelano gli stipiti delle finestre e la copertura del tetto, nonché il portale sul quale è la scritta "Velis quod possis", ovvero "Desidera quel che è possibile". La casa, restaurata nel 1930, oggi è sede della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma.