L'importante è esserci quando non ci sono tutti, perché quei tutti, che si affollano nei giardini passando di padiglione in padiglione, non sono ì tutti giusti. Questa la parola d'ordine di chi veramente di arte se ne intende, soprattutto dei collezionisti, che si presentano in orari inusitati per guardare, comprare o dimenticare. Da quando l'arte Contemporanea è diventata il soggetto preferito di tutte le signore, i fighetti che vogliono fare i dandy al passo con i tempi, gli orecchianti che non perdono l'occasione di essere in un luogo di cui tutti parlano, la Biennale più che un appuntamento d'arte è diventata un appuntamento modaiolo. Appuntamento dove si precipitano a frotte tutti quelli che hanno l'ambizione di essere nel posto giusto al momento giusto, come malinconicamente commentano gli habitué delle passate Biennali. Dice un appassionato d'arte non un «contemporaneo della Contemporanea»: «Prima la Biennale, di Venezia, era un luogo d'incontro per pochi eletti che si ritrovavano per scoprire, scovare, discutere. Adesso è un posto agognato da tutti i modaioli che pensano di aver scoperto l'arte». Più feroce una addetta ai lavori, bella, tosta che ha studiato tanto per lavorare nel campo: «Adesso tutti i giovani, ricchi, che non sanno che fare, diventano operatori culturali. La Contemporanea è diventata il campo immobiliare di ieri, un luogo dove girano soldi e dove tutti vogliono stare». In questo clima di signore che «perdono» la testa per la Contemporanea, di truppe di 30enni, 40enni che pensano dì aver trovato lì il loro Eden è iniziata La Biennale dì Venezia ovvero la 52.1 collezionisti, quelli veri, vedranno «Pensa con i Sensi - Senti con la mente» in piccoli gruppi, guidati, controrario