ROMA II ministero dei Beni culturali cambia volto: vengono creati tre dipartimenti, a cui risponderanno le attuali direzioni generali, si prevede l'istituzione di sportelli al pubblico in ogni provincia, le decisioni circa l'imposizione di vincoli sono affidate a organi collegiali formati dai soprintendenti competenti nel territorio, viene rafforzato il ruolo dei soprintendenti regionali mentre scompare la figura del segretario generale del ministero, che finora ha avuto compiti di coordinamento dell'intera macchina amministrativa dei Beni culturali. Il segretario generale, così come anche i soprintendenti regionali, sono profili introdotti alla precedente riforma "vecchia" di soli tre anni (si tratta del Dpr 4412000) e voluta dall'allora ministro Giovanna Melandri che secondo il responsabile dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha, alla prova dei fatti, mostrato la corda, generando «un minestrone così l'ha definito il ministro nel quale dovevamo mettere ordine». La profonda risistemazione ha veste di decreto legislativo e ieri ha ricevuto il primo si del Consiglio dei ministri. Una volta incassato il parere della Commissione parlamentare bicamerale per la riforma amministrativa ed essersi sottoposta a un secondo e definitivo esame di Palazzo Chigi, la riforma diventerà pienamente operativa. Le novità di maggior rilievo sono la soppressione della figura del segretario generale (incarico ora ricoperto da Carmelo Rocca), che sulla carta doveva essere il motore dell'intero ministero lasciando al ministro soprattutto la responsabilità politica, e la creazione dei tre dipartimenti. Fino all'altro ieri la riforma ne prevedeva quattro era contemplato anche il dipartimento per gli archivi e le biblioteche, ora transitato sotto quello delle antichità, le belle arti e il paesaggio ma le esigenze di spesa hanno imposto un taglio. Oltre al dipartimento per le antichità, le belle arti e il paesaggio per volere di Urbani è stato rispolverato per l'occasione quello che era il vecchio nome del ministero, aggiungendovi la tutela paesaggistica sono stati istituiti il dipartimento per lo spettacolo e lo sport e quello per la ricerca e l'innovazione. In particolare, quest'ultimo rappresenta, secondo Urbani, il cuore della riforma, «la chiave di volta per modernizzare un'amministrazione di grande tradizione e qualità specialistica, che però deve essere sempre più efficiente e sempre più attenta ai bisogni dei cittadini». Al nuovo dipartimento faranno capo gli istituti centrali che si occupano della ricerca (l'Istituto per il catalogo, quello per il restauro, quello per la storia dell'arte, l'Opificio delle pietre dure), la dilezione del personale e, inoltre, verrà creato un ufficio servizi, con compiti di promozione delle attività del ministero e di miglioramento dei servizi di accoglienza dei musei. All'attività dell'ufficio servizi si affiancherà quella dei neonati sportelli provinciali, che svolgeranno attività di relazione con il pubblico. Infine, ai soprintendenti regionali la cui figura, nonostante le previsioni del Dpr 441, era rimasta una "scatola vuota" vengono conferiti poteri di coordinamento e di gestione. Antonello Cherchi La revisione Le linee portanti della riorganizzazione al Beni culturali I dipartimenti. Le attuali direzioni generali passano sotto il controllo di tre dipartimenti: uno per le antichità, le belle arti e il paesaggio (al quale fanno capo anche gli archivi e le biblioteche), un altro per lo spettacolo e lo ' sport, l'ultimo per la ricerca e l'innovazione. I capi del dipartimenti rispondono direttamente al ministro II segretario generate. Questa figura, previste dalla riforma di appena tre anni fa (il Dpr 4412000), scompare. Era stato concepito come II cervello amministrativo dell'apparato ministeriale e avrebbe dovuto fungere da filtro tra il ministro e il resto degli uffici I soprintendenti regionali. Anche queste figure sono state introdotte dalla riforma del 2000 con compiti di coordinamento dell'attività delle soprintendenze, degli archivi e delle biblioteche statali di una stessa regione. Nella pratica, la loro funzione non è mal stata ben definita. Ora vengono dotati di maggiori poteri gestionali Uffici provinciali. In ogni provincia vengono istituiti sportelli dei Beni culturali per le relazioni con il pubblico